Negli anni 20, mentre Coco Chanel disegnava abiti fluidi e gonne più corte al 31 di rue Cambon, Antoine de Paris tagliava i capelli alla garçonne al numero 5 della stessa via. Entrambi crearono l’immagine della donna moderna, liberandola da rigidi corsetti, chignon e lunghe chiome. Ma se la prima è entrata nella leggenda, il parrucchiere è caduto nell’oblio. Antoni Cierplikowski, così si chiamava l’hairstylist polacco, arrivò in Francia all’inizio del XX secolo e in pochi anni ebbe grande successo, andando da Parigi a New York, aprendo molti saloni, creando profumi e cosmetici, disegnando borse e cappelli, abiti e parrucche. Sulle sue poltrone si sedettero Joséphine Baker, Sarah Bernhardt, Mata Hari, Greta Garbo, Édith Piaf, Brigitte Bardot e la stessa Coco. Amico di grandi artisti – Pablo Picasso, Jean Cocteau e Salvador Dalí – si circondava di persone provenienti da mondi molto diversi, intuendo che la coiffure non era solo un mestiere, ma un linguaggio e un’arte. Oggi la scrittrice Marta Orzeszyna ripercorre la sua storia nel libro omonimo (Flammarion, aprile 2026).
Com’è nato il taglio à la garçonne?
“Nell’autunno del 1909, al Théâtre des Variétés di Parigi, Antoine viene chiamato per far sembrare più giovane l’attrice Ève Lavallière che, a 43 anni, doveva interpretare il ruolo di una ragazza. L’idea gli arriva per caso, quando a teatro vede entrare una portalettere poco più che adolescente con i capelli alla Giovanna d’Arco. Il parrucchiere osa e replica il taglio. Lo spettacolo è un successo, la città resta conquistata dal nuovo look, tre anni dopo l’hairstylist apre il suo primo salone e l’attrice diventa la prima cliente”.







