Il 17 maggio è la giornata contro l’omobitransfobia. C’è chi sostiene che non serva, chi dice che l’Italia sia un Paese sicuro per la comunità LGBTQIA+. Forse chi pensa che il 17 maggio non sia necessario non è un uomo gay, una donna lesbica, una persona bisessuale o una persona trans. Forse non sa che il corpo è un fatto politico e che molti individui, con il proprio corpo, portano un po’ di rivoluzione e scompiglio semplicemente camminando. E la rivoluzione non a tutti piace. Forse chi sostiene che il 17 maggio sia inutile è maschio, etero e cissessuale; ha un corpo conforme e non è soggetto quotidianamente al giudizio, allo scherno e, nei casi peggiori, a episodi di violenza.

I numeri in Italia

Lasciamo parlare i numeri. In Italia non esiste un database ufficiale per la raccolta di dati dedicato ai reati d’odio per orientamento sessuale e identità di genere. Il vuoto statistico si deve alla mancanza di una legge contro l’omobitransfobia che obbligherebbe, altrimenti, lo Stato a un monitoraggio sistemico come per i reati d’odio. Se si vuole far parlare i dati, è necessario rivolgersi alla sorveglianza della società civile. I numeri riportati da ARCIGAY e ILGA-Europe mostrano un quadro ben differente: sono stati registrati 113 episodi di omobitransfobia con un totale di 162 vittime.