a

A San Pietro il vento è cambiato: Leone XIV sta celebrando il De profundis del bergoglismo. Sarà la provenienza dalla Windy City, Chicago, ma la stagione prevostiana sta spazzando via, senza rumore, le nubi argentine addensatesi negli ultimi anni sulla Chiesa. Prevost ha iniziato dalla giustizia, lasciando trionfare il diritto e i principi basilari dell’ordinamento canonico, rallentando così la deriva giustizialista incarnata dal processo Becciu-Mincione, gestito da Diddi, avallato dal Tribunale guidato da Pignatone, e con la Gendarmeria trasformata in braccio operativo. Poi è passato alla finanza. Ora tocca alla comunicazione.

Ed è proprio su questo terreno che Leone XIV sta mostrando tutta la sua prudenza, quell’aurigia virtutum che nella tradizione cristiana guida tutte le altre virtù. Ma non procede da solo, privilegia la collegialità e il coinvolgimento dei cardinali. Quasi a voler certificare che la lunga stagione del duo Ruffini-Tornielli alla guida della comunicazione vaticana si sta avviando al capolinea.

Il 27 e 28 giugno il Papa riunirà il Concistoro. E già questo, di per sé, è un segnale. Non accadeva dai tempi di Paolo VI che un Pontefice chiedesse formalmente ai porporati un parere su questioni di governo così delicate. I cardinali saranno chiamati a esprimersi con il classico placet, non placet oppure placet iuxta modum: sì, no, oppure sì, ma con qualche elegante correzione latina utile a salvare dottrina e carriera.