di Alessandro Dell'Ortodomenica 17 maggio 20269' di letturaLe dita, agili e svelte, accarezzano le fiches, le spostano, le ribaltano delicatamente e le fanno rotolare raggruppandole, come per magia, in colonnine divise per colori: quelle con le quali, poi, ti pagano una vincita o ti danno un cambio di denaro. E succede tutto così velocemente che tu, lì davanti al panno verde della roulette, resti quasi ipnotizzato. Poi, mentre il croupier ti sorride, le sue mani si sfiorano come per spolverarsi l’un l’altra in un gesto ripetitivo e automatico - alla lunga un vero tic («ormai mi viene da farlo anche dopo aver pagato il caffè al bar o aver sfogliato un libro») - che serve a dirti: è tutto pulito, nessun inganno. Eleganza e rapidità, precisione ed efficienza. Ma anche puro show. «Molti di noi, soprattutto tra i più giovani, si esercitano ore e ore a casa per essere ancora più abili e appariscenti. Ma c’è pure chi esagera, finisce col farsi male e si deve operare ai tendini».
Luca ha 23 anni e si racconta con entusiasmo e passione mentre giocherella con una fiche. È uno dei 40mila croupier professionisti italiani e, come la maggior parte dei suoi colleghi, lavora all’estero. «Mi sono formato alla scuola di Milano, ho fatto esperienza in Belgio e poi sono stato preso in Svizzera: abito a Milano e faccio avanti e indietro dal Ticino. Vuole capire come è il nostro lavoro?






