La Cia, che un tempo agiva solo nell’ombra, tratta a viso aperto con L’Avana. Il direttore dell’agenzia, John Ratcliffe, si è recato nell’isola accompagnato da una delegazione Usa. Ha incontrato il ministro dell’Interno, Lázaro Álvarez Casas, il capo dell’Intelligence cubana Eduardo Delgado Rodríguez e il nipote dell’ultranovantenne Raúl Castro, Raúl Guillermo Rodríguez, vero uomo forte di Cuba e interlocutore di Washington per le questioni economiche. È la prima visita pubblica di un direttore della Cia nella Cuba dei Castro.
Le autorità de L’Avana hanno confermato l’incontro, effettuato “previa richiesta degli Usa” con la finalità di “contribuire a un dialogo politico” tra i due Paesi. Sul tavolo i temi caldi: interessi economici, sicurezza e Intelligence. Trump – dice la Cia riferendosi a lui – è “seriamente disposto a collaborare”, ma chiede “cambiamenti fondamentali”, sostiene un suo funzionario ad Associated Press. Sullo sfondo la minaccia, filtrata da Cbs News, dell’apertura di un fascicolo contro Raúl negli Usa per il suo presunto coinvolgimento nell’abbattimento di due aerei pilotati da attivisti dissidenti nel 1996.
I colloqui erano stati vagamente anticipati da Trump che, prima di volare in Cina, ha commentato sui social: “Cuba sta chiedendo aiuto. E parleremo!!!”. Interpellato da Cnn, Arturo López-Levy, docente al Georgia College & State University, sostiene che il dialogo Usa-Cuba è “tra le poche cose positive che accadono tra i due Paesi”. Ritiene che “non si tratti di un evento isolato, ma della prosecuzioni di negoziati di lungo corso”. Tuttavia fa scalpore la scelta Usa di delegare Ratcliffe, anziché che un diplomatico, a tenere un vertice pubblico e ufficiale. “Brennan (ex-direttore della Cia, ndr) era già stato a Cuba nel 2015, ma per un incontro riservato”, ha detto l’analista politica Jason Ian Poblete, che ritiene “controproducente” l’eccessiva visibilità data dalla Cia alla visita di Ratcliffe.










