Dopo 64 anni in cui il regime cubano è andato avanti accusando la Cia dei peggiori complotti contro di esso, giovedì il direttore stesso della Central intelligence John Ratcliffe si è recato all’Avana per incontrare alti funzionari del regime. Tra di loro Raúl Guillermo Rodriguez Castro, il nipote e stretto collaboratore dell’ex presidente cubano Raúl Castro cui sono stati attribuiti incontri segreti con Marco Rubio, ma anche il ministro degli Interni Lázaro Álvarez Casas e il capo dei servizi segreti generale Ramón Romero Curbelo. Una notizia clamorosa, ma confermata separatamente da fonti di entrambe le amministrazioni. “Gli Stati Uniti sono pronti a impegnarsi seriamente su questioni economiche e di sicurezza, ma solo se Cuba apporterà cambiamenti fondamentali”, ha spiegato la stessa Cia. “Credo che ai massimi livelli il regime di Castro venga avvertito della necessità di attuare cambiamenti politici ed economici fondamentali”, è il commento che dà al Foglio Orlando Gutiérrez Boronat: un esule cubano in Florida, cofondatore e portavoce del Direttorio democratico cubano e coordinatore dell’Assemblea della Resistenza cubana, un parlamento dove sono rappresentate 40 organizzazioni civiche pro-democrazia dentro e fuori Cuba. Secondo Gutiérrez Boronat, la “cosa ancora più importante” è che “gli Stati Uniti sono riusciti a stabilire contatti diretti con le varie fazioni e gruppi all’interno del regime, a tal punto che Díaz-Canel e Raúl Castro non sono più certi di chi, tra i loro stessi membri, stia effettivamente parlando con Washington e chi no. Gli Stati Uniti hanno constatato che ogni gruppo ha i propri obiettivi e che l’unità interna del regime è una finzione. Questo è molto significativo”.L’incontro avviene dopo nuove proteste che si sono accese a Cuba in seguito agli ultimi blackout. “Il popolo cubano è sceso in piazza per lottare per la libertà. Questo è fondamentale, questa è la forza trainante del cambiamento, questa è l’essenza della lotta. Il popolo cubano vuole e ha bisogno del pieno ripristino, da parte dello stato tirannico, dei diritti e delle libertà che gli appartengono”. Il governo cubano si è anche detto pronto ad accettare l’offerta di Marco Rubio di 100 milioni di dollari in aiuti umanitari, a condizione che vengano distribuiti dalla Chiesa cattolica, senza passare attraverso il governo comunista. “Il governo cubano di solito non rifiuta gli aiuti esteri offerti in buona fede e con un autentico scopo di cooperazione, siano essi bilaterali o multilaterali”, ha scritto il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez su X. “Né ha problemi a collaborare con la Chiesa cattolica, con la quale ha una lunga e positiva storia di cooperazione”, ha aggiunto, pure augurandosi che “l’offerta sia esente da manovre politiche”, e chiosando che “il miglior aiuto che il governo degli Stati Uniti potrebbe offrire” sarebbe di allentare l’embargo. “Il regime di Castro ha cercato, e continua a cercare, con ogni mezzo di decristianizzare Cuba. E’ stato un nemico implacabile della fede”, osserva Gutiérrez Boronat. “L’unico modo in cui questa distribuzione può essere efficace è se gli Stati Uniti la supervisionano direttamente; idealmente, dovrebbero supervisionarla con la presenza di truppe americane”.Nel frattempo, però, filtra anche che gli Stati Uniti si starebbero preparando a processare Raúl Castro per l’abbattimento di aerei dell’organizzazione umanitaria Hermanos al Rescate, nel 1996. Come si concilia con il dialogo? “Non credo che si possa instaurare un dialogo fruttuoso con i dittatori Castro. Penso che debbano essere rimossi dal potere. Credo che il processo a Raúl Castro per l’orribile massacro del 1996 sia un atto di giustizia necessario, perché i crimini contro l’umanità non si prescrivono”.L’ambasciata statunitense all’Avana ha emesso un allarme di sicurezza riguardo alle interruzioni di corrente e alle proteste, avvertendo della crescente instabilità del sistema elettrico e della dura repressione poliziesca seguita alle manifestazioni del 13 maggio. “Il comunismo ha condotto Cuba alla crisi più terribile della sua storia”. Però adesso è stata anche rilasciata una prigioniera politica. Sissi Abascal Zamora, la più giovane delle “Donne in Bianco”, ha lasciato il carcere femminile di La Bellotex e si è recata a Miami con un visto umanitario del dipartimento di stato. E’ stata coinvolta nei negoziati? “Credo che sia un errore collegare le due cose. Il regime voleva evitare una crisi sanitaria e uno scandalo internazionale, ed è per questo che ha rilasciato Sissi Abascal”, conclude Gutiérrez Boronat.