di

Sara Gandolfi

John Ratcliffe, capo della Cia, ha incontrato il ministro dell’Interno cubano Álvarez Casas. Ratcliffe avrebbe offerto le condizioni «per costruire una relazione produttiva con gli Stati Uniti»

Solo il futuro, probabilmente prossimo, ci svelerà quale obiettivo hanno i colloqui in corso tra gli inviati di Donald Trump e il regime cubano. Una cosa, però, è fin da oggi certa: Fidel non avrebbe gradito che il capo della Cia entrasse nei palazzi del potere rivoluzionario all’Avana. Invece, è quanto successo ieri. John Ratcliffe, direttore dell’agenzia di intelligence Usa, la stessa che pianificò il fallito sbarco alla Baia dei Porci nel 1961, è stato ricevuto dal ministro dell’Interno cubano Lázaro Alberto Álvarez Casas.Il Miami Herald, citando un funzionario della Cia, sostiene che Ratcliffe ha messo sul tavolo le condizioni «per costruire una relazione produttiva con gli Stati Uniti», affermando che l'offerta di aiuti economici degli Stati Uniti a Cuba è sincera, «ma la finestra di opportunità non rimarrà aperta indefinitamente».

Il ministro Álvarez Casas ha ribadito che Cuba non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale Usa, come sostiene Trump e come ha ripetuto nei giorni scorsi il suo ministro della Guerra, Pete Hegseth, che nelle ultime settimane ha intensificato i voli di ricognizione intorno all’isola. Dichiarando i superiori interessi di sicurezza nazionale, Trump potrebbe nuovamente lanciare un attacco militare senza passare per la previa autorizzazione del Congresso, come avvenne per la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro a gennaio.