Di: Laura Daverio Giovedì scorso, il giorno dopo l’annuncio dell’esaurimento delle riserve di petrolio a Cuba, il direttore della CIA John Ratcliffe si è recato all’Avana. Ha incontrato il ministro dell’Interno e il capo dei servizi d’intelligence e anche Raúl G. Rodríguez Castro, nipote di Fidel Castro ed ex guardia del corpo di Raúl Castro, che nonostante i suoi 94 anni continua a esercitare una forte influenza sulle decisioni del paese. Negli ultimi mesi Rodríguez Castro è emerso come figura centrale nei negoziati con Washington, segnale della volontà americana di dialogare con l’establishment cubano, anche attraverso una generazione più giovane.Durante la visita Ratcliffe ha consegnato un avvertimento al governo cubano: avviare riforme economiche e impedire a Russia e Cina di continuare a operare basi di intelligence sull’isola. Il governo cubano ha risposto che “non ospita, sostiene, finanzia né consente organizzazioni terroristiche o estremiste; che sul suo territorio non esistono basi militari o di intelligence straniere e che Cuba non ha mai sostenuto attività ostili contro gli Stati Uniti né permetterà che dal proprio territorio vengano compiute azioni contro altri Paesi”. Sulle aperture economiche, invece, l’Avana ha già espresso la sua disponibilità, ricordando però che il blocco delle forniture petrolifere rende impossibile procedere. Rimane invece ferma la posizione sul rifiuto di concessioni politiche o di un cambio di regime.Non è la prima visita di un direttore della CIA a Cuba, già avvenuto durante i negoziati che portarono alla ripresa delle relazioni diplomatiche nel 2015. Resta però un evento straordinario nel contesto storico dei rapporti tra i due paesi. Nel 1961 fu proprio la CIA a organizzare il fallito sbarco nella Baia dei Porci e, nei decenni successivi, l’agenzia fu responsabile di numerosi tentativi di assassinare Fidel Castro.Allo stesso tempo, una fuga di notizie ha rivelato che da mesi un procuratore federale della Florida starebbe costruendo un caso giudiziario per incriminare Raúl Castro. Le accuse riguarderebbero l’abbattimento nel 1996 di due aerei di Brothers to the Rescue, organizzazione che aiutava i cubani in fuga verso gli Stati Uniti e che in passato aveva violato lo spazio aereo cubano e lanciato volantini anti-castristi. Nell’attacco morirono quattro persone. Alle accuse potrebbero aggiungersi anche reati legati al traffico di droga.Pur con modalità differenti, l’insieme degli eventi ricorda la strategia utilizzata dagli Stati Uniti in Venezuela nel voler colpire il vertice politico del regime cercando però di mantenere in piedi la struttura statale, evitando il collasso del paese. Ma le intenzioni di Washington sono tutt’altro che chiare, alimentando speculazioni. Donald Trump ha apertamente dichiarato di voler “prendere il possesso” dell’isola e di “poter fare quello che vuole”, arrivando anche a ipotizzare opzioni militari. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno intensificato i voli di ricognizione militare.Il segretario di Stato Marco Rubio ha espresso più volte il suo disprezzo per la leadership cubana, sostenendo che senza un cambio di regime il paese non possa cambiare davvero. In altre occasioni, però, ha lasciato intendere che Washington potrebbe accontentarsi anche di riforme economiche, rimandando eventuali cambiamenti politici. E nel frattempo continua a negoziare con i Castro.Sul piano internazionale Cuba rimane isolata, pur ricevendo aiuti umanitari da diversi paesi, compresi gli Stati Uniti. Dopo il blocco imposto da Washington, l’unico paese ad aver mandato una fornitura di petrolio all’isola è stata la Russia, che a fine marzo ha consegnato circa 730mila barili. Le forniture, che avrebbero dovuto proseguire, si sono interrotte. Le ultime dichiarazioni del Cremlino hanno definito la situazione “molto difficile”, senza ulteriori spiegazioni.Dietro incontri segreti, negoziati e minacce diplomatiche, la popolazione cubana continua intanto a vivere in condizioni sempre più insostenibili. Ancora una volta migliaia di persone sono scese in strada battendo pentole e protestando contro blackout e carenze, chiedendo semplicemente di tornare a una vita più normale. Una sofferenza che sta dividendo anche la comunità cubana in esilio, tradizionalmente favorevole a una linea dura contro il regime, ma sempre più inquieta davanti a misure che colpiscono duramente la popolazione civile e le stesse famiglie rimaste sull’isola.
Crisi a Cuba: la CIA negozia mentre il paese ha sempre meno risorse - RSI
Missioni segrete, riserve di carburante azzerate e proteste popolari: Washington accelera la pressione sul regime castrista











