Ogni tanto si sente una specie di tonfo. Il pannello “Costruire comunità” messo sotto alla pedana sul palco con il microfono durante ogni intervento cade almeno una volta. Poi, a metà mattinata, gli organizzatori della convention di Demos, il braccio politico del Sant’Egidio, convocata all’Auditorium Antonianum di Roma (quello dove Mario Draghi disse di essere “un nonno al servizio delle istituzioni”) si decidono a intervenire con lo scotch. L’immagine un po’ impietosamente racconta come il percorso della Margherita 2.0 continui a essere accidentato. Nelle intenzioni degli organizzatori quello di ieri doveva essere una sorta di momento fondativo di una lista cattolica, con Romano Prodi come guest star (che alla fine interviene online e parla di Europa e di sì al nucleare), Marianna Madia, appena uscita dal Pd, a indicare la strada dell’esodo, Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, sempre invocato come federatore, se non di oggi, di domani (che agli amici dice: “La nuova legge elettorale? Lì c’è uno che ha vinto e uno che ha perso, certo è dura”), l’europarlamentare, Marco Tarquinio per il pacifismo radicale, Paolo Ciani, segretario di Demos a dare le coordinate politiche, Gino Cecchettin per le conclusioni, volto emblematico e anche ipotetico candidato di punta.