Il dibattito calcistico italiano si svolge attorno a risultatisti e giochisti. Chi ha ragione? Parola ai numeri. Ce ne parla Marco Menale per La Lente Matematica.
Siamo alle finali battute della stagione calcistica 2025-2026, almeno per i club. Tolta la sfida per la Premier League tra Arsenal e Manchester City, l’ultimo baluardo è la finale di Champions League tra Arsenal e Paris St. Germain a Budapest. Poi, ci sarà il grasso mondiale, con così tante partite che solo l’Italia poteva non esserci. Eppure, in questi mesi il dibattito è monopolizzato dal confronto (anche scontro in alcuni casi) tra risultatisti e giochisti, due categorie che in quest’annata calcistica hanno visto la loro definizione. Ma chi ha ragione? La questione è meno scontata del previsto se la guardiamo con la matematica.
Partiamo dalla questione squisitamente calcistica. Sembra che il dibattito, come succede per sempre più argomenti, sia diviso tra due fazioni. Da una parte ci sono i risultatisti, quelli che vedono nell’esito finale l’unica valutazione del senso calcistico, che trovano la loro rappresentazione iconoclasta in Max Allegri. Dall’altro, ci sono i giochisti, la schiera di chi “voglio pagare il biglietto per divertirmi”. E da questo lato a traino ci sono i vari Guardiola e Fabregas.









