Giulia Ferrara
04 maggio 2026 19:20
Sebbene Italia e Armenia siano geograficamente distanti, i due Paesi condividono un Dna culturale e storico profondamente simile. Oggi, la presidente Giorgia Meloni si è recata a Yerevan, dove ha partecipato, insieme ad altri 47 capi di Stato e di governo al vertice della Comunità Politica Europea, segnando un visibile e crescente allineamento dell'Armenia all'Occidente e il distacco dall'influenza russa, in un contesto di riequilibrio geopolitico nel Caucaso Meridionale.Il vertice della Comunità Politica EuropeaLa scelta dell’8° vertice della Comunità Politica Europea (CPE) a Yerevan come sede non è casuale, anzi rappresenta diverse ragioni di alto valore simbolico e geostrategico. Prima di tutto la scelta di Yerevan è un forte segnale di solidarietà europea, considerato che Yerevan è un Paese ufficialmente candidato all'adesione all'UE dal marzo 2025. La scelta è legata anche al fatto che domani, 5 maggio, si terrà nella capitale il vertice bilaterale UE-Armenia, rendendo Yerevan il centro della diplomazia UE per questi due giorni.Questa solidarietà nasce dalla crescente volontà da parte del governo armeno di promuovere la città come simbolo di resilienza e di rappresentare sempre più un ponte tra le diverse culture e regioni della zona del Caucaso, evidenziando il desiderio del Paese di integrarsi maggiormente nella “famiglia europea”.I leader UE già da tempo hanno discusso della stabilità nel Caucaso Meridionale, in particolare dopo la sigla della pace con l’Azerbaijan. Il conflitto con Baku durato decenni, è terminato nel settembre 2023 con il controllo azero sul territorio del Nagorno-Karabakh, portando di fatto alla cessione dell’esistenza della Repubblica di Artsakh e all’esodo di oltre 100.000 armeni dal territorio.I conflitti del Caucaso Meridionale, non solo AzerbaijanL’Armenia non è nuova a questo tipo di conflitti. Proprio qualche giorno fa, Yerevan ha ricordato una delle date più crude della storia contemporanea: il Metz Yeghern, il “Grande Male”. A distanza di 111 anni è spesso definito il primo genocidio moderno (dopo quello degli Herero e Nama in Namibia) per la sua natura sistematica, pianificata e statale, ed è quello che ha ispirato Raphael Lemkin a coniare il termine "genocidio" nel 1943. Questo tragico evento ha portato allo sterminio sistematico di 1,5 milioni di cristiani armeni per mano dell’Impero Ottomano nel 1915.Il Metz YeghernNel corso della Prima guerra mondiale il governo ultranazionalista dei Giovani Turchi decide di turchizzare l’area dell’Anatolia sterminando l’etnia armena presente nel territorio dal VII secolo a.C. Tutto ebbe inizio il 24 aprile 1915 a Costantinopoli, quando le autorità arrestarono l'élite intellettuale armena: poeti, scrittori, medici e politici furono deportati e uccisi. Fu il primo atto di un piano di pulizia etnica volto a omogeneizzare l'Anatolia sotto la bandiera del nazionalismo turco.Ciò che seguì fu un orrore senza precedenti. Intere famiglie vennero sradicate dalle proprie case e costrette a marciare per centinaia di chilometri verso il deserto siriano di Deir ez-Zor. Senza cibo, né acqua, sotto il sole cocente, la maggior parte morì di stenti o venne trucidata lungo il percorso. Si tratta delle cosiddette “marce della morte”. Chi sopravviveva comunque non aveva un destino migliore perché finiva in campi di concentramento improvvisati.Un milione e mezzo di persone persero la vita, circa i due terzi degli Armeni dell’Impero Ottomano. Molti orfani vennero assimilati dalle famiglie turche e le donne armene vennero date in spose, spesso dopo aver subito inenarrabili violenze, a Turchi e Curdi.Gli Armeni nel mondo, gli Armeni in CalabriaAd oggi, si contano 11 milioni di armeni in tutto il mondo. Di questi, solo 3 milioni risiedono dentro i confini nazionali. Quei 3 milioni continuano a guardare la montagna sacra, l’Ararat, che oggi appartiene alla Turchia, alimentando quotidianamente un sentimento di perdita. Nonostante il vasto consenso accademico, la parola genocidio è ancora oggetto di una battaglia diplomatica. La Turchia rifiuta ancora quel termine, negando ufficialmente che vi sia stato un piano intenzionale e specifico di sterminio, minimizzando la storia e considerando i massacri come “perdite” dovute alla guerra civile, mentre oltre 30 Paesi - inclusa l'Italia dal 2019 - ne riconoscono ufficialmente la natura pianificata.Ricordare il genocidio armeno non è solo un atto di giustizia verso un popolo che ha rischiato l'estinzione, ma un monito per il presente. È stata la prova generale degli orrori del XX secolo e ci insegna quanto sia sottile il confine tra la propaganda e l'annientamento dell’altro. In Italia le tracce dell’insediamento della comunità armena resistono al tempo e alla storia e sono tutt’oggi presenti.Anche qui da noi in Calabria, la presenza armena ha radici profonde e antiche. Già dal IX secolo le milizie armene giunsero in Calabria al seguito del generale bizantino Niceforo Foca il Vecchio, per liberare la città dal dominio arabo. Molte di quelle comunità si stabilirono sul versante ionico e oggi sono ancora lì, come la Rocca degli Armeni a Bruzzano Zeffirio, la grotta-chiesa dell’Albero della Vita a Brancaleone lasciando tracce indelebili ancora oggi.E quindi ricordare il Metz Yeghern oggi è un esercizio di memoria storica, ma anche un atto di civiltà e di moralità. In una terra come la nostra, che porta ancora i segni architettonici e spirituali del passaggio di questo popolo nella Valle degli Armeni, il silenzio non può essere un’opzione. Onorare il milione e mezzo di vittime significa ribadire che la verità non può essere sepolta, né in Anatolia né altrove, affinché il Grande Male resti un monito e quel silenzio non diventi mai complicità.Meloni da Yerevan a BakuDopo i saluti istituzionali a Yerevan, la premier Meloni è stata alla commemorazione del Metz Yeghern, ed è ripartita nel tardo pomeriggio alla volta di Baku. In Azerbaigian la visita assumerà una connotazione marcatamente economica ed energetica: il Paese è infatti il secondo fornitore di petrolio e gas dell'Italia, e l'obiettivo del governo è consolidare una partnership vitale per l'approvvigionamento energetico nazionale.










