La prima cosa che colpisce non è l’insegna finita, ma la luce. Quando la foglia d’oro prende il sole, racconta Loris Lillo, “proietta la scritta per terra”. È un dettaglio quasi magico, difficile da immaginare finché non lo si vede dal vivo. Ed è proprio da qui che si può partire per capire il lavoro di Lillo Letters: non semplici insegne, ma oggetti vivi, capaci di dialogare con lo spazio, con il tempo e con chi li attraversa.Come si diventa letterista: la storia di Lillo Letters“Sono sempre stato appassionato di lettere”, racconta Loris a CiboToday. Prima i graffiti, poi la calligrafia, infine il lettering: un percorso non lineare, fatto di tentativi e cambi di direzione. Classe 1994, dopo il liceo artistico si trasferisce a Milano nel 2014 per studiare Graphic Design e Art Direction, continuando a sperimentare tra carta, pennelli, video e grafica digitale. La calligrafia resta a lungo una pratica parallela, “un ingrediente in più” nel lavoro da grafico. “Non pensavo che sarebbe diventato il mio mestiere”. La svolta arriva con le insegne dipinte a mano: “Mi affascinava la gestualità, vedere questi pennelli carichi di smalto”. Ma soprattutto la libertà progettuale: non più lettere scritte, ma lettere disegnate, pensate nello spazio.Gli inizi a Milano e la svolta del CovidAll’inizio Lillo lavora come grafico freelance, collaborando anche con realtà della ristorazione e avvicinandosi sempre più al lavoro manuale. Poi arriva il Covid e, con lui, la perdita delle collaborazioni. “Ho rimesso le carte in tavola e ho detto: mi metto a fare solo insegne dipinte a mano, con smalti e vera foglia d’oro”, racconta. Una scelta radicale, in un momento tutt’altro che favorevole: proporre insegne artigianali – e quindi non economiche – a ristoratori in piena crisi. “Andavo a chiedere a locali chiusi di investire in un’insegna: non era il momento più florido”.A complicare il quadro, una dinamica diffusa confermata da amici architetti e designer: insegne e facciate sono spesso l’ultimo elemento su cui si investe, realizzato con il budget residuo. Da qui nasce Lillo Letters, non come servizio esecutivo ma come laboratorio di progettazione e realizzazione, dove il lavoro parte dalle lettere – e non da un logo già pronto – con un’attenzione rigorosa al disegno e all’identità visiva. “Una buona insegna non è un’insegna dipinta a mano: è un’insegna progettata e poi dipinta a mano”.Il ritorno in Puglia nella sua MonopoliDopo anni a Milano, arriva una domanda decisiva: “Ma perché sto facendo questi sacrifici”. La risposta non tarda ad arrivare. Mancanza di spazio, difficoltà a trovare un laboratorio, ritmi insostenibili. E così, nel giro di pochi mesi, Lillo torna in Puglia, a Monopoli. Qui trova quello che cercava: luce, spazio, relazioni più dirette con artigiani e clienti. “Avevo bisogno solo di più spazio. Milano non me lo poteva dare”. Il ritorno non è un passo indietro, ma un cambio di prospettiva.Cosa vuol dire essere un giovane artigiano nel 2026Fare un mestiere artigianale oggi significa confrontarsi con una contraddizione: la domanda cresce, ma il tempo resta una risorsa finita. Ed è proprio il tempo la materia prima del lavoro. Ogni insegna richiede progettazione, studio, prove ed esecuzione manuale con passaggi che non si possono comprimere. “Questo è il problema dell’artigianato”, spiega Lillo. Più lavoro significa meno tempo, meno energia, meno spazio per la ricerca. “Ho dovuto lottare per salvare il mio rapporto con la creatività”.Lillo sceglie di non scendere a compromessi sul lavoro, pagando però un prezzo alto in termini di energia. “La società ci educa alla velocità, ma noi vogliamo anche la qualità. Qualcuno ci perde per forza in questa gara”. Anche sul tema dell’intelligenza artificiale è netto: “Non mi spaventa che mi rubi il lavoro. Mi spaventa che i clienti vogliano usare il creativo come un computer”. Ovvero aspettarsi tempi immediati da un processo che, per sua natura, è lento e umano.L’esplosione sui social e le richieste da tutta ItaliaSe all’inizio Lillo bussava porta a porta con la sua valigetta piena di campioni, letteralmente, oggi la situazione è ribaltata. Oltre al passaparola, i social hanno avuto un ruolo decisivo. “Ho fatto tutto da solo: dipingevo, progettavo e comunicavo”. Video, montaggio, storytelling: una narrazione coerente che ha saputo mostrare il valore del processo, non solo del risultato. La crescita è stata lenta ma costante, anche grazie a collaborazioni virtuose come quella con l’amico Gianvito Fanelli, ideatore di Vita Lenta. “Difficilmente fai un video e funziona subito: devi lavorare anni”. Poi, a un certo punto, l’attenzione arriva, e con essa le richieste. Oggi Lillo lavora con ristoranti in tutta Italia e anche all’estero, ma la selezione dei progetti diventa quindi necessaria.La casa-bottega a Conversano: un progetto in evoluzioneDopo il ritorno in Puglia arriva anche la bottega Alla Lettera aperta solo su appuntamento, grazie a un progetto di rigenerazione che affida spazi inutilizzati di Conversano ad artigiani. L’inaugurazione, nell’estate del 2024, è un momento simbolico: oltre cento persone, una comunità che si crea attorno a un mestiere quasi scomparso. La visione ora è più ampia: creare una casa-laboratorio, uno spazio dove lavorare, sperimentare e accogliere. Un luogo che unisca produzione e racconto. La storia di Lillo Letters è, in fondo, una storia controcorrente. In un’epoca dominata dalla velocità, scegliere di dipingere lettere a mano può sembrare anacronistico. E invece è proprio questo il punto. Non si tratta solo di scrivere un nome su una facciata, ma di restituire identità e valore al tempo. Per questo ci sono locali disposti ad aspettare anche anni, come l’Antica Salumeria Malinconico di Napoli che, dopo oltre 135 anni di attività, ha recentemente inaugurato la sua nuova insegna firmata Lillo Letters.