Una bottega che mette al centro di tutto la cura per le lettere, attraverso pennelli e nostalgie. Lillo Loris ha riscoperto un mestiere estinto che su Instagram ha fatto innamorare 50mila follower

di Valerio Millefoglie

Nel dedalo di vicoli che disegnano il centro storico di Conversano, Puglia, c’è via Martucci. I numeri del civico 54 sono stampati in 3D e avvinghiati fra loro fino a essere matematicamente illeggibili. Accanto c’è un’insegna dipinta a mano: alla lettera. Sopra svolazza un lenzuolo bianco. Nasconde una grata ma nell’immaginazione di chi l’ha posta questa tenda che sbuffa al vento rievoca la calma. La stessa che prova quando traccia linee con strati di antica foglia d’oro o attende che la vernice dei pennelli si asciughi secondo le leggi del mondo fisico e non della velocità digitale. Lui si chiama Lillo Loris, è nato nel 1990 e dopo 10 anni a Milano come grafico, è tornato a casa con il mestiere del letterista. Dipinge a mano insegne per attività commerciali, grandi marchi e per se stesso, recuperando con animo filantropico quelle passate.

«La missione di questa bottega è avere la possibilità di fare esistere la professione del letterista nell’immaginario collettivo», spiega. Dopo l’orario di lavoro in laboratorio, viene in questo spazio rimasto chiuso 50 anni, casa da una stanza per quattro persone riaperta dalla Fondazione D’Arti per ripopolare il centro storico. I passanti si affacciano incuriositi, c’è chi viene a trovarlo da altre parti d’Italia dopo averlo conosciuto su Instagram dove ha quasi 50mila follower. «I nomi cominciano con una lettera, le vie cominciano con una lettera, le parole sono ovunque e ci emozionano, sono una forma che può essere fatta in miliardi di modi eppure essere sempre la stessa. Non è sempre uguale ma è sempre uguale».