Januaria Piromallo di Montebello di Capracotta

11 maggio 2026 11:07

“Non affittiamo case agli italiani” erano le scritte che ancora grondano di vergogna per chi le legge.Comincia così il piccolo viaggio nell’anima tedesca del dopoguerra. A Wolfsburg, a Monaco di Baviera, ma anche in altre città della Germania dell'Ovest c’era una feroce discriminazione nei loro confronti. All’entrata dei locali erano affissi cartelli che vietavano l’ingresso agli italiener. Anche a Brussels comparivano "Vietato l'ingresso ai cani e agli italiani”. Vergogna appesa ai muri di Torino durante gli anni del boom economico "vietato l'ingresso ai cani e ai meridionali" apparsi.Un sogno Italiano è un caleidoscopio di storie epiche e dimenticate degli italiani che, a partire dagli anni Cinquanta, hanno lasciato i propri paesi d'origine alla ricerca di una vita migliore, contribuendo con il loro coraggio e la loro determinazione al miracolo economico di quella che sarebbe diventata la Grande Germania anche sul sudore e le umiliazioni che hanno dovuto subire. Attraverso materiale d'archivio inedito raccolto dal regista Fausto Caviglia per pennellare ritratti di alcuni dei protagonisti di questa epopea storica il docufilm fa riflettere sul fenomeno della migrazione e sul valore dell’integrazione. Attuale più che mai. Un Sogno Italiano, una storia di miseria, di dignità. Di riscatto.L’accordo italo-tedesco sull’immigrazione dei lavoratori italiani stipulato nel 1955 non fu solo un documento diplomatico, ma divenne un capitolo umano che ha segnato profondamente la vita di centinaia di migliaia di persone del nostro paese. Quel protocollo diede l’avvio al Grande Esodo: grazie al quale tra il 1955 e la metà degli anni ’70, oltre 500.000 italiani furono assunti nella Germania Ovest che, per uscire dalle macerie della fine della seconda guerra mondiale, aveva disperato bisogno di manodopera per sostenere la sua industria. Erano i gasterbeiter, lavoratori ospiti, con contratto a scadenza. Venivano da paesini del meridione afflitti dalla povertà disposti a tutto pur di conquistare un futuro più dignitoso per sè stessi e per le loro famiglie. Dovettero confrontarsi con condizioni di vita ostili, lo spaesamento, non parlavano la lingua e l’istintiva discriminazione verso l’intruso. Alcuni non ressero e se ne tornarono in Italia, molti invece hanno sopportato con spirito di sacrificio si sono stabiliti definitivamente nel nuovo paese. Nonna Nina lasciò Policastro e si trasferì a Losanna, ha fatto la commessa, ma non vedeva l’ora di ritornare nel suo paesello d’origine con vista sul golfo di Policastro. Meglio delle nebbie del lago di Ginevra. E in età da pensione ha realizzato il suo sogno ed é ritornata al Sud. Suo nipote Jonathan Santolin è oggi consigliere cantonale e una vita politica davanti a lui. E arriva il riscatto, le seconde, terze generazioni sono oggi tutte ben radicate. Si riconoscono tutti cittadini europei e una figlia di ex gasterbeiter é diventata deputata della Bassa Sassonia. Sono diventati la spina dorsale dell’economia locale. Per loro é importante un documentario come “Sogno Italiano” per non disperdere le loro ri/origini.P.S. 1) Ho vissuto in svizzera e ho scritto un libro “ Te la do io la Svizzera” Perché il paese di Heidi non è mai esistito ( prefazione Peter Gomez) mentre esiste ancora una xenofobia sotto traccia. Agosto scorso, compleanno di Roman Polanski, andavo da lui quando un camion in discesa, carico, a 80 km all’ora, mi ha rivoltato come una scatoletta di tonno. Deve essere stato San Gennaro a proteggermi.Aveva torto marcio, invece ho pagato io una multaccia di 1500 franchi e mi hanno sospeso la patente. L’ottima Allianz Assicurazione ha ripagato il casco totale e ha riconosciuto tutte le mie ragioni. Mia unica colpa, essere italiana.P.S. 2) I miei figli sono di padre tedesco e quando gli chiedo vi sentite più teutonici o napoletani, per farmi arrabbiare rispondono svizzeri!