Redazione
16 maggio 2026 16:53
Una paralisi burocratica e politica che si traduce, ogni giorno, in una tragedia. Da Bologna si leva un grido drammatico sulla gestione dei corridoi sanitari per i feriti e i malati gravi della Striscia di Gaza. Se durante la scorsa estate la macchina degli aiuti aveva funzionato, permettendo l'arrivo sotto le Due Torri di circa 200 rifugiati gazawi, da mesi la situazione è drammaticamente mutata.A denunciare il blocco totale è Fabio Gentili, della rete Sanitari per Gaza, intervenuto al convegno "La lotta per l'autodeterminazione del popolo palestinese. La resistenza degli operatori sanitari nelle strutture devastate", promosso dall'associazione Per una sanità del servizio pubblico e dalla Fondazione Gramsci Emilia-Romagna.18.500 richieste sospese“L'estate scorsa ci sono state parecchie evacuazioni, vuoi per motivi sanitari, cioè di persone malate, vuoi per i ricongiungimenti familiari - spiegato Gentili - ma ora la situazione è profondamente cambiata perché purtroppo, anche se noi veniamo contattati da più parti, sia per persone ferite che per persone in pericolo di vita, non si riescono assolutamente a realizzare evacuazioni. Questo proprio dall'autunno, dall'inizio della cosiddetta tregua”.L'iter per portare un paziente in Italia è rigido: Le persone che vogliono essere evacuate, ha ricordato Gentili “devono mandare una documentazione medica, ci deve essere un ospedale accettante qua in Italia e una diagnosi nel posto di partenza”. Requisiti che la rete bolognese riesce a garantire, ma che non bastano: “Se poi Israele non dà il permesso, non passa nessuno. Se il nostro Governo non si fa sentire, come non si fa sentire, non passa nessuno”.Registrati alla sezione Dossier BolognaTodaySecondo i dati diffusi durante il convegno, sono mesi che “passano sì e no sei persone al giorno, ma per tante nazioni - a fronte di una lista d'attesa sterminata - Ci sono 18.500 richieste di evacuazione e persone malate a Gaza che non riescono a essere evacuate".I casi respinti: dal Sant'Orsola a BudrioLa conseguenza di questo stallo è misurabile nelle storie delle persone che vedono negato il diritto di cura, mentre la sanità bolognesi ha già dato la propria disponibilità: “Un ragazzino con ferite molto gravi agli occhi, per cui avevamo sensibilizzato la clinica oculistica del Sant'Orsola, ma non gli è stato concesso il visto di espatrio, un ragazzo con una gravissima forma di insufficienza renale, che se non fa la dialisi o in futuro anche il trapianto, non avrà possibilità - e ancora - due fratelli in Giordania, uno soffre di una patologia cardiaca congenita molto grave. Ha ricevuto le prime cure in Giordania, ma necessita di un intervento di cardiochirurgia ad alto livello che qui potrebbe avere. La Cardiochirurgia abbiamo già provato a contattarla, ma senza l'ok per l'evacuazione il ragazzo non verrà mai operato”. Il fratello minore, invece, è un caso oncologico ancora tutto da approfondire.Per un altro giovane che ha subito un'amputazione, i Sanitari per Gaza avevano già fissato una visita a Vigorso di Budrio: “Ma non l'hanno mai fatto arrivare”. Tra malnutrizione e parassitiAl convegno è intervenuto in collegamento video anche Giorgio Monti, medico imolese del Policlinico Sant'Orsola, attualmente a Gaza come coordinatore medico di Emergency: “Ci sono ancora dai 400 ai 600 bambini trovati ogni mese in stato di malnutrizione, non si trovano medicine, tende, gas per cucinare, vegetali e frutta fresca”. A questo si aggiunge quella che definisce una “piaga immensa”, ossia la gestione della disabilità: “Si parla di 50.000 invalidi che dovranno essere curati”.Le condizioni di vita nei campi profughi e nelle strutture rimaste in piedi sono ridotte allo stremo, aggravate da una crisi sanitaria: “Dobbiamo fronteggiare una grande infestazione di scabbia, pulci, pidocchi, cimici del letto e topi, che sono diventati molti e molto aggressivi: non solo si intrufolano nel cibo ma attaccano bambini e anziani”.“Una piccola immagine di speranza” c'è anche sotto le bombe: “Qui ci sono persone che si sposano di continuo, con cortei matrimoniali accompagnati da clacson e tamburi. Ci sono persone che fanno figli. La scorsa settimana è stata anche organizzata una gara di corsa a piedi e, per ricordarci dove siamo, ne hanno fatta una anche gli amputati”. Lo riferisce la Dire. Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday






