Il sistema carcerario emiliano-romagnolo continua a relegare la popolazione femminile in una condizione di forte svantaggio strutturale e organizzativo. È quanto emergerebbe dalle recenti visite ispettive condotte nelle sezioni femminili degli istituti penitenziari di Bologna, Modena e Reggio Emilia da parte delle consigliere regionali del Partito Democratico, accompagnate dall'assessora regionale Gessica Allegni. L'obiettivo dei sopralluoghi è stato quello di toccare con mano le condizioni di vita delle donne all'interno delle strutture detentive. A tracciare il quadro della situazione sono la vicecapogruppo del Partito Democratico in Regione, Alice Parma, e la consigliera e portavoce regionale delle Donne Democratiche, Marcella Zappaterra. Nelle loro parole emerge una critica netta all'attuale assetto: "In Emilia-Romagna le donne detenute sono 172, pari al 6% delle detenute presenti in Italia, e tutte sono recluse in sezioni femminili interne a istituti prevalentemente maschili. Questo significa che il sistema penitenziario continua a essere organizzato soprattutto sui bisogni della popolazione detenuta maschile, con conseguenze concrete sull’accesso alla sanità, alla formazione, al lavoro e ai percorsi di reinserimento sociale".Iscriviti al canale Whatsapp di ModenaTodayA confermare le preoccupazioni delle esponenti dem ci sono i dati raccolti dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Roberto Cavalieri. Le statistiche evidenziano infatti che nel secondo semestre del 2025 nessuna donna detenuta in Emilia-Romagna ha preso parte ai percorsi di formazione professionale giunti a conclusione in quel periodo. Attualmente soltanto il carcere della Dozza di Bologna dispone di numeri sufficienti per garantire attività formative e lavorative in modo strutturato, mentre nelle altre province la scarsa presenza femminile rappresenta un ostacolo quasi insormontabile per la costruzione di percorsi continui. Di fronte a questa disparità le consigliere ribadiscono che "la marginalità numerica delle detenute non può trasformarsi in marginalità nei diritti. Oggi le donne recluse hanno minori possibilità di accesso ai percorsi formativi e lavorativi e spesso condividono con le sezioni maschili anche spazi essenziali, come quelli dedicati ai colloqui con figli e familiari".L'impegno che le esponenti del Partito Democratico intendono portare all'interno delle istituzioni trae linfa anche dal lavoro politico delle Donne Democratiche, da tempo in prima linea per inquadrare il tema della detenzione femminile come una questione fondamentale di parità e dignità. Le richieste indirizzate sia alla Regione sia al Governo puntano all'introduzione di politiche specifiche e mirate. Tra gli interventi ritenuti urgenti figurano un migliore accesso ai servizi sanitari specialistici, la garanzia di una piena parità nei percorsi culturali, oltre a concrete opportunità lavorative che favoriscano l'autonomia abitativa e il futuro reinserimento nella società.Un capitolo di estrema delicatezza riguarda poi la tutela del rapporto tra le madri recluse e i propri figli, che necessita di spazi adeguati e modalità di colloquio in grado di rispettare le esigenze delle famiglie e le condizioni dei minori che si trovano a varcare le porte del carcere. Proprio su questo fronte, il gruppo regionale del Pd esprime un forte dissenso nei confronti delle recenti modifiche normative introdotte dai decreti sicurezza varati dall'esecutivo nazionale, i quali hanno eliminato l'obbligatorietà del rinvio dell'esecuzione della pena per le donne in stato di gravidanza o per le madri di figli molto piccoli. La riflessione finale di Zappaterra e Parma si concentra sul senso stesso della giustizia e della civiltà: "Una società più giusta si misura anche dalla capacità di garantire dignità, diritti e opportunità a chi vive una condizione di fragilità. Le donne detenute non possono continuare a essere invisibili".
Delegazione femminile Pd visita il Sant'Anna: "Sistema sbilanciato sulle esigenze della popolazione maschile"
Le visite ispettive del Partito Democratico negli istituti di Bologna. Modena e Reggio accendono i riflettori sul sistema penitenziario e chiede percorsi formativi







