BOLOGNA – Sono 96 le donne detenute alla Dozza, numeri mai raggiunti prima”, spiega il garante comunale per i detenuti, Antonio Ianniello. Un dato “preoccupante”, anche in relazione “alle condizioni in cui versa la sezione femminile dell’istituto”. Il garante spiega come “tale picco numerico abbia comportato la necessità, per evitare situazioni in cui una cella si trovasse ad avere tre donne al suo interno, di collocare alcune donne (due, ndr.) negli spazi dedicati alla sezione nido, predisposta per l’accoglienza di madri detenute con figli al seguito di un'età sino ai tre anni (al momento non presenti)”.

A fronte di ciò, “fra le donne attualmente presenti in carcere alcune sono anche prossime al fine pena e potrebbero accedere a misure alternative alla detenzione, ma in ragione della loro peculiare fragilità, non è stato al momento possibile strutturare percorsi di accoglienza all’esterno che possano dare risposte adeguate ai loro bisogni complessi e consentire così alla magistratura di sorveglianza di decidere nel senso della loro fuoriuscita dal circuito detentivo. Restano per questa via in carcere, contribuendo ad aumentare il tasso di sovraffollamento nella struttura”.

Una situazione allarmante perché, conferma Ianniello, “quando si arriverà a dover collocare tre persone all'interno della medesima cella, opzione ormai non così remota, visto il trend in progressiva crescita avremo la piena configurazione di una flagrante violazione dell’articolo 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, che sancisce il divieto di pene e di trattamenti disumani o degradanti”.