L’impressione è che sia andata bene. Al Bari, s’intende. Capace di qualche slancio di «pancia» nel primo spicchio di partita ma, poi, lentamente rannicchiato su se stesso e incapace di produrre qualcosa di interessante. Manovra lenta, involuta, assolutamente senza «luce». E la solita fase di non possesso che non regala certezze, anzi. Quando il pallone ce l’hanno gli avversari hai sempre la sensazione che ci possa scappare la «dormita». Il pareggio va benone perché non racconta tutto. Più squadra, il Sudtirol. In campo in modo logico, aggrappato a gente di categoria che conosce l’arte della «legna». Merkaj e Pecorino le «cartoline» di un calcio che, da queste parti, s’è visto quasi mai. E i numeri lo urlano ai quattro venti.
Troppo poco, il Bari. Nella notte in cui quasi trentamila tifosi hanno deciso di scendere in... campo per provare a salvare il salvabile. Mancanza di coraggio o incapacità? Sicuramente Longo avrà impostato una partita che prevedeva anche grande attenzione nell’occupazione degli spazi. Un centrocampo folto ma senza un vero organizzatore (Verreth fuori causa, Artioli ormai costantemente in panchina). Così si fa fatica. Anche a partorire una benché minima iniziativa. Solo a campo aperto i biancorossi sono capaci di creare qualcosa. Ma in partite così sarebbe servito ben altro. Cosa? Tutto quello che il Bari non ha saputo essere finora. Non una squadra bella. E nemmeno «sporca». Piatta, vuota, inaffidabile. Nonostante non siano mancati impegno e applicazione.








