Fra “Aprile dolce dormire” e “Maggio adagio adagio” non c’è solo la saggezza popolare dei proverbi, ma anche un modo di guardare alla contemporaneità. Da Heidegger a Byung- Chul Han, passando per Simone Weil e Hanna Arendt, il tempo “vuoto” (il tempo del riposo) non è semplicemente un tempo mancante di contenuto, ma una zona liberata dal giogo dell’utilità immediata.Il nuovo libro Einaudi del cantautore Vasco Brondi, dal titolo Una cosa spirituale contiene un’espressione che suona quasi provocatoria per il nostro tempo: “non fare niente”. Qual è il “non far niente” di cui ci parla Brondi e una parte della filosofia più recente? È il tempo della creatività, della spiritualità e dell’arte di sapersi sottrarre alla logica capitalistica del rendimento. L’autore, con questo originale saggio, ci aiuta comprendere come “fare” arte ai tempi del materialismo imperante, ma ci avverte anche che il tema non riguarda soltanto gli artisti.I protagonisti di queste pagine siamo tutti noi, che costantemente proviamo a salvarci dall’aridità del “fare continuo e insensato” con lo spazio della spiritualità, poiché la distinzione fra il tempo dedicato alla creatività e quello consegnato alla produttività è diventato una delle ferite più profonde dell’oggi. Da una parte collochiamo il tempo utile emisurabile, dall’altra il tempo dedicato al camminare, all’ascoltare musica, al pregare, a guardare il cielo, cercando di scorgere, ogni sera – senza una spiegazione razionale – la luce della luna.
Non far niente? È un’arte il tempo «creativo»
Fra “Aprile dolce dormire” e “Maggio adagio adagio” non c’è solo la saggezza popolare dei proverbi, ma anche un modo di guardare alla contemporaneità. Da He






