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Il Pasolini di "Comizi d'amore" lo definì uno «scandalo inintegrabile». A certificare l'onda d'urto delle sue battaglie in una società italiana in bilico tra costumi antichi e mutazione antropologica. Per il De Gregori di "Rimmel" era il Signor Hood, «con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di parole».Una metafora per la verbosità e la radicalità pacifista che portò tra piazze e Parlamento. Adriano Celentano, in una tribuna elettorale del 1994, elogiò il suo ruolo di «spia del popolo» contro le «malefatte della partitocrazia».Per Vasco Rossi era il suo «alter ego politico». Eppure, a dieci anni dalla morte di Marco Pannella, aggettivi e definizioni non sembrano riuscire a circoscrivere e trattenere una delle figure più dirompenti e inafferrabili della storia politica italiana.Il leader fuori dagli schemi e la rivoluzione della politica

Pannella fu tante cose insieme. Leader di partito fuori dagli schemi, in primis. Capace di rivoluzionare il modo di comunicare e fare politica in un'Italia ancora legata a schemi paludati. "Il ragionevole sregolamento di tutti i sensi», sintetizzò lui stesso, citando Arthur Rimbaud, quando fu chiamato a definire la sua attività alla guida del Partito Radicale. Nel mezzo del periodo contrassegnato dalle 'ideologie fortì, Pannella ebbe un'intuizione: portare la politica fuori dalle fabbriche e dai congressi per farla entrare nelle case e nei letti delle persone. Da qui, le battaglie in difesa dei diritti individuali e civili: il quid di una carriera politica lunga sessant'anni.