“Dice il vero chi dice ombra” Paul Celan (da “Parla anche tu”) Al Salone del libro di Torino è come stare al parco giochi delle idee. Centinaia di migliaia di visitatori che hanno voglia di fare qualcosa che non si fa più: ascoltare. Solo dopo, chiedere. Non so se il Salone è lo specchio del Paese, dubito. Ma forse è la sintesi della sua parte migliore. Quella che dà speranza. Un luogo in cui le persone hanno più domande che risposte. Una su tutte: siamo in grado di non soffocare nel magma planetario? Abbiamo bisogno di futuro. Possibilmente sano. Partendo dall’idea che il caos non è un accidente congiunturale, ma la condizione strutturale della contemporaneità. Viviamo in un’era ferita. In cui, come ha scritto magnificamente Paul Celan, "die Wahrheit spricht, wer Schatten spricht", “dice il vero chi dice ombra”. Ci serve il coraggio di guardare nell’abisso. Di attraversare il lutto, come spiega Gabriele Segre nel suo “La fine della fine della storia”. Di accettare l’idea che le soluzioni non sono a portata di mano. Che le cose cambiano. Probabilmente in un modo diverso da sempre. Il nuovo ordine internazionale è destinato ad essere - è già - completamente diverso da quello uscito dalla Seconda guerra mondiale. Stati Uniti e Cina guidano la rivoluzione, ma persino loro hanno perso il controllo del proprio destino e della globalizzazione. Come se la sconvolgente velocità del cambiamento tecnologico che hanno prodotto li avesse sorpresi. E persino li spaventasse. Topolino e l’Apprendista stregone. Il vaso è scoperchiato. Forze incontrollabili sono all’opera. Chi gestisce l’irresistibile spinta omologante della tecnica globale contrapposta alla resistenza di “grandi imperi” aggrappati “a grandi spazi” fisici? E ancora di più, come si chiede il professor Massimo Cacciari: se anche con la forza degli algoritmi, i cinesi battessero gli americani (o viceversa), o più banalmente i russi gli ucraini (o viceversa), chi assicurerebbe il controllo dei territori senza migliaia di uomini in campo? Macchine ed esseri umani. Sembrano arzigogolati giochini intellettuali, invece sono la chiave per impostare qualunque riflessione sugli anni a venire. La potenza politica è nulla senza quella tecnologica. Una alimenta e sostiene l’altra. Solo l’Europa fatica ad accettarlo. Energia, terre rare e intelligenza artificiale sono il presupposto di qualunque strategia possibile. Buona o cattiva.