Poco prima di lasciarci nel 1967, Antonio De Curtis, in arte Totò, registra un programma Rai che verrà trasmesso solo vent’anni dopo. Forse per imbarazzo. La dirigenza Rai dell’epoca gli taglia gag e battute, chiede di sopprimere personaggi e rigirare episodi, temendo di offendere onorevoli e altre autorità. Il personaggio di un parrucchiere viene eliminato perché giudicato effemminato. Lunedì 10 aprile 1967 Totò torna al Teatro delle Vittorie, con Mario Castellani e Gianni Agus, per rigirare una parte dell’episodio «Totò Yè Yè», dove interpreta un anziano violoncellista, un «matusa» (sic) trascinato in un nightclub pieno di ragazzi, capeggiati da una sberluccicante Patty Pravo. Ho trovato il dvd di «Tutto Totò», l’ho guardato. Il mattatore è stanco, indossa una parrucca per recitare la parte del «capellone», ma la trovata non regge, le battute nemmeno. «Totò Yè Yè» è di una tristezza infinita.
Cinque giorni dopo, Totò moriva. Aveva sessantanove anni. Da tempo sapeva di aver imbroccato il viale del tramonto. Continuava a lavorare per sentirsi vivo, per mantenere la famiglia e le persone cui teneva, a partire dall’autista Cafiero, che lo portava a Napoli a sentire l’odore del mare. Ho appreso tutto questo leggendo «Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò», di Francesco Piccolo (oggi alle 14,45 sarà al Salone del Libro di Torino, sala Azzurra). Scrive l’autore: «Dentro di sé Totò non riusciva a scacciare l’idea del declino, o comunque la fine degli anni d’oro. Sapeva che ci era entrato, in quel declino, gli artisti se ne accorgono prima degli altri, ed è per questo che diventano più combattivi e irascibili, più energici e smaniosi».È così, ma quanti lo capiscono? Quanti neo-anziani — artisti o meno — si rendono conto di diventare grotteschi? Guardando la televisione, leggendo i giornali e aprendo i social, lo spettacolo è malinconico. Il mondo delle istituzioni, delle associazioni, della finanza e dell’industria è pieno di vecchi indomiti. Ma non è coraggio, spesso: è incoscienza, che porta a errori di valutazione (pensate alle disastrose situazioni ereditarie lasciate da uomini di valore). Ci sono tanti Totò Yè Yè in giro per l’Italia. E poi ci lamentiamo se i nostri ragazzi fanno la valigia e vanno all’estero?









