Sul Corriere del 19 aprile auspicavo che nei residui 12-15 mesi di questa legislatura l’Italia si proponesse, con una convergenza ad hoc tra maggioranza e opposizioni, di dare all’Unione europea un impulso concreto di cui ha grande bisogno. Ulteriori riflessioni e scambi di opinioni con esponenti politici mi fanno ritenere che non sia un obiettivo impossibile.Lo stato d’animo del governo e della maggioranza, dopo l’esito del referendum sulla giustizia e il continuo precipitare della credibilità del presidente Trump, appare comprensibilmente, come dire, riflessivo. Intervenendo al Senato nei giorni scorsi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dismesso, opportunamente, l’abito battagliero e ha detto «le nostre porte sono sempre aperte a chi vuole collaborare».

Le opposizioni potrebbero essere tentate, e sarebbe comprensibile dopo tre anni e mezzo di linea «muro contro muro» praticata dal governo, di lasciare che la maggioranza marcisca come un frutto sull’albero della superbia e che cada da sé. Ma, oltre a non giovare all’interesse generale dell’Italia e dell’Europa, questo compiaciuto distacco non credo gioverebbe alle stesse opposizioni. Il Paese, anche nella parte cospicua che non apprezza questa maggioranza o che non va a votare, ha probabilmente bisogno di assistere a comportamenti adulti e responsabili da parte delle forze politiche.Inoltre, la comprensibile difficoltà delle opposizioni nel risolvere le questioni dei raggruppamenti e della eventuale leadership unitaria, non proietta all’opinione pubblica un’immagine molto costruttiva, capace di creare una forte fiducia in vista delle elezioni.