Il nuovo nome 'Operazione Sledgehammer' consentirebbe di sostenere che sia una nuova campagna militare, facendo ripartire il conto alla rovescia di 60 giorni perché sia necessaria l'autorizzazione del Congresso. Non si escludono riunioni nella Situation Room nel fine settimana per decidere i prossimi passi

La Casa Bianca è silenziosa da quando è tornato Donald Trump dalla Cina, la sua agenda è insolitamente libera in questo weekend che trascorrerà nella capitale americana. I funzionari attorno al presidente parlano poco, dicono che il Commander in Chief debba “riposare”, ma il tycoon di New York, dopo la “pausa” in terra cinese, è ora chiamato a prendere una decisione fatidica: riprendere le ostilità contro l’Iran oppure no. Secondo fonti vicine al leader americano, Trump sarebbe vicino a riprendere gli attacchi, di fronte all’impasse diplomatica con Teheran e all’incapacità iraniana, secondo Washington, di presentare una proposta di pace che sia ritenuta accettabile. Non si escludono riunioni nella Situation Room con il vicepresidente JD Vance e gli altri alti funzionari, questo fine settimana, per decidere i prossimi passi.

A bordo dell’Air Force One, di rientro da Pechino, Trump ha ribadito, nel frattempo, come l'ultima offerta di pace dell'Iran sia inaccettabile. “L'ho esaminata e, se non mi piace la prima frase, la butto semplicemente via”, ha detto. Un'impasse rimane. Ora il repubblicano potrebbe decidere di spezzarla con nuove bombe. Tuttavia, assicura all'Adnkronos una fonte al Pentagono, una decisione finale non sarebbe stata ancora presa, confermando alcune rivelazioni della stampa statunitense. Allo stesso tempo, il Dipartimento della Difesa e gli alti consiglieri hanno – da settimane – presentato dei piani al presidente per ricominciare la guerra.