Com'è ampiamente noto e sottolineato a più riprese dall'INGV, i terremoti non possono essere previsti. I sismologi sono a caccia da decenni di anomalie, schemi e altri elementi nel sistema della crosta terrestre che possa aiutare a prevedere un sisma, in particolar modo uno potente e distruttivo di magnitudo significativa, ma tutti gli indizi raccolti sono sfociati in un nulla di fatto. Ad oggi, non c'è modo di poter prevedere un sisma. Ma come per tutte le regole, abbiamo l'eccezione. C'è infatti un luogo nel cuore dell'Oceano Pacifico, al largo della costa occidentale dell'Ecuador, in cui i sismi si ripetono con una ciclo da “orologio svizzero”. Ogni 5-6 anni, da circa 30 anni, la faglia di Gofar innesca terremoti di magnitudo 6.0 (circa) più o meno negli stessi punti. Uno schema che si ripete con una regolarità davvero sorprendente, nell'ambito della sismologia. Ora, grazie un approfondito studio pubblicato su Science, i i ricercatori sono riusciti a far luce su ciò che avviene in questa faglia sottomarina lungo la Dorsale del Pacifico Orientale, a 1.600 chilometri dalla costa del Paese sudamericano.
A svelare il mistero della regolarità sismica della faglia di Gofar, una faglia trasforme che collega le placche tettoniche del Pacifico e di Nazca, è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati dell'Università dell'Indiana, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molti istituti. Fra quelli coinvolti l'Istituto di Oceanografia Scripps dell'Università della California; il Centro di scienze sismiche del Servizio geologico degli Stati Uniti (l'US GS, che ha appena scoperto un enorme deposito di litio sotto i Monti Appalachi); il Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente del Boston College; il Dipartimento di Geologia e Geofisica del Woods Hole Oceanographic Institution e molti altri. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Jianhua Gong, docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Atmosfera dell'ateneo dell'Indiana, hanno risolto questo enigma decennale dopo aver studiato a fondo la faglia in due periodi, nel 2008 e nel 2019-2022, dopo aver calato sul fondale marino appositi sismometri. Grazie a questi strumenti sono riusciti a raccogliere dati prima, durante e dopo i terremoti di magnitudo 6.0 che si sono scatenati nell'arco di 12 anni, come ampiamente previsto dal ciclo della faglia. Che cosa hanno scoperto? Tutto ruota attorno alla presenza di due tratti di roccia che gli studiosi chiamano barriere. Si tratta di veri e propri cuscinetti che riescono a tenere a bada i terremoti sottomarini della faglia di Gofar, frenandoli sempre attorno alla magnitudo sopraindicata. Queste barriere strutturali, di fatto, impediscono che gli eventi sismici si propaghino, isolando il sistema e “chiudendolo” in un ciclo che si ripete con sorprendente linearità. I ricercatori hanno osservato in questi tratti di faglia, prima dell'evento principale, si sviluppano moltissimi piccoli terremoti (microsismi). Queste zone sono caratterizzate da una struttura molto complessa, come una elevata porosità e abbondante infiltrazione di acqua marina, inoltre sono ramificate e hanno delle aperture che permettono movimenti compresi tra i 100 e i 400 metri (che i sismologi chiamano step-over transtensionali).






