ROMA. Diciassette punti in quindici minuti di gioco lunghi guarda caso come un tempo supplementare, quello che porta Jannik Sinner alla seconda finale consecutiva e gli mette su un piatto d’argento chiamato Casper Ruud la possibilità di riportare il titolo in Italia cinquanta anni dopo Adriano Panatta. Interrotta dalla pioggia venerdì sera sul punteggio di un set pari e 4-2 Sinner, ma vantaggio Medvedev, la semifinale è ricominciata con l’ace del russo e poi proseguita sui binari azzurri con l’unico brivido dei primi due match point per il numero uno annullati da Medvedev. Finisce 6-2 5-7 6-4 nel tripudio del pubblico del Foro che aveva pagato il biglietto per la finale femminile e si è trovato il gadget prezioso della nobile prosecuzione.
Contraltare di quegli spettatori inferociti convinti di poter entrare con il biglietto di venerdì sera e ignari del regolamento per cui l’inizio di una partita invalida il tagliando per il giorno successivo. Ora (alle 17 di domenica, dopo le finali del doppio maschile con Bolelli-Vavassori in campo contro Granollers-Zeballos) c’è una finale davanti, la quinta per Jannik di fila nei Masters 2026, la sesta contando anche Parigi nel 2025: un rendimento da record, trentatré vittorie consecutive, il tu al successo come non avremmo mai immaginato: “Ripensando alla partita interrotta ho dormito pochissimo, ma era troppo importante arrivare ancora in finale in un torneo così speciale. Qui dove ho vinto la mia prima partita nel circuito Master 1000. Ora vado a riposarmi, ne ho bisogno”. Trova Casper Ruud, prodotto doc della cantera norvegese che ha steso le stremate ambizioni di Darderi in semifinale, salito fino a numero due del mondo ma ora impigliato intorno al numero 25. I precedenti dicono che Sinner è in vantaggio 4-0: sulla carta è un confronto impari. Sulla terra ancora di più.










