Non guerra ma diplomazia. I Paesi europei, o almeno alcuni, hanno deciso che per favorire la ripresa dei transiti dallo Stretto di Hormuz è meglio dialogare con l’Iran e non imporre, come chiesto e fatto dagli Stati Uniti, un ulteriore blocco della navigazione. Secondo la tv di Stato iraniana, alcune cancellerie d’Europa hanno avviato colloqui con Teheran: “A seguito del passaggio di navi provenienti da Paesi dell’Asia orientale, in particolare Cina, Giappone e Pakistan, abbiamo ricevuto oggi informazioni che indicano che anche gli europei hanno avviato negoziati con la marina delle Guardie Rivoluzionarie” per ottenere il permesso di transito, hanno riferito senza specificare quali Paesi.
Venerdì l’Istituto per lo Studio della Guerra aveva ipotizzato l’apertura di un dialogo con Stati come la Cina, ma non solo, che riconoscessero l’autorità iraniana su quel tratto di mare e fossero disposti a contrattare il passaggio delle proprie navi. Una strategia che, in caso di successo, metterebbe gli Usa davanti a una scelta: rimanere fermi sulle proprie posizioni e rischiare l’isolamento insieme ai Paesi a lei fedeli su Hormuz o, addirittura, arrivare a bloccare le navi di Stati storicamente alleati. “L’Iran – sostiene il think tank – potrebbe calcolare che la riduzione di misure palesemente problematiche come i pedaggi incoraggerà più Stati a cooperare con le procedure iraniane e, quindi, rafforzerà l’autorità iraniana sullo Stretto”.











