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Il 17 maggio del 1976 il quotidiano sportivo torinese Tuttosport scrisse in prima pagina “TORO, lassù qualcuno ti ama”. Il Toro era il Torino che il giorno prima – esattamente cinquant’anni fa – aveva vinto la Serie A. E quel qualcuno “lassù” era il cosiddetto Grande Torino, che aveva dominato il calcio italiano fino all’incidente di Superga del 4 maggio 1949, in cui morirono quasi tutti i suoi giocatori. Per 27 anni il Torino non era più stato in grado di vincere lo Scudetto. E da quel 1976 di nuovo non ci è più riuscito.
Fu uno Scudetto memorabile per tanti altri motivi. Arrivò inaspettatamente, in rimonta, alle ultime giornate, con un gioco davvero moderno per l’epoca e contro i rivali della Juventus. In mezzo ci furono un gol di mano, un leone e delle testate portafortuna (testate non nel senso di Tuttosport, ma proprio di colpi alla testa).
E dire che quella stagione non era iniziata con grandi speranze. L’anno prima il Torino era finito sesto, non riuscendo nemmeno a qualificarsi per le coppe europee. Era andato male, per i suoi standard di allora: grazie all’ottima gestione del presidente Orfeo Pianelli, nel decennio precedente il Torino era infatti tornato forte e competitivo e le aspettative, di conseguenza, erano tornate alte.







