di Sara Romanò*

A Cuba, in queste settimane, molti genitori si trovano alle prese con un compito che nessun genitore vorrebbe mai affrontare: spiegare ai propri figli, anche ai più piccoli, che ci sono minacce di guerra, e che in caso di attacco militare la cosa importante da fare è cercare un rifugio. Per riuscirci si confrontano con altri genitori, alla ricerca delle parole appropriate, perché quelle giuste in una simile situazione non esistono. Chi ha già trovato il coraggio di affrontare il tema racconta che la difficoltà non sta tanto nello spiegare come individuare un rifugio, quanto nel rispondere alle domande dei figli: perché ci vogliono attaccare militarmente?

A questa domanda è difficile rispondere anche per quei genitori che non condividono le politiche del governo cubano. È anche così che si può spiegare la grande partecipazione alle celebrazioni del Primo Maggio. Nonostante le difficoltà legate al blocco petrolifero statunitense, che rende scarsa la benzina e limita i trasporti pubblici, migliaia di persone sono accorse nelle piazze fin dalle prime ore dell’alba. Solo all’Avana ha partecipato circa mezzo milione di persone, e la manifestazione si è conclusa davanti all’ambasciata statunitense. Le parole d’ordine erano due: la richiesta della fine dell’embargo che strangola l’isola e la pace.