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19 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:33

“Preparativi militari Usa si intensificano nel silenzio”. Prima o poi Donald Trump potrebbe “dare l’ordine di intervenire” a Cuba. Lo affermano fonti consultate da Usa Today, in anonimato, perché non autorizzate a parlare con la stampa. Lo stesso Pentagono, pur provando a minimizzare, si dice “pronto” a eseguire “gli ordini del presidente”. La minaccia non spaventa il capo dello Stato cubano, Miguel Díaz-Canel, che dice: “I tempi attuali sono difficili e ci chiedono di essere pronti ad affrontare serie minacce, tra cui l’aggressione militare“. Parlando alla cerimonia per il 65esimo anniversario della tentata incursione Usa alla Baia dei Porci, Díaz-Canel ha aggiunto: “Non la vogliamo (la guerra, ndr) ed è nostro dovere prepararci per evitarla e, se fosse inevitabile, vincerla”. Sempre Díaz-Canel, interpellato da Newsweek, assicura: “Lotteremo, difenderemo noi stessi. E morire per la Patria è vivere, se dovessimo cadere in battaglia”. Una risposta diretta, la sua, all’ennesima minaccia Usa. “Cuba è una nazione al collasso“, ha detto lunedì lo stesso Trump, assicurando una “possibile tappa” nell’Isola, “una volta finito” il conflitto in Iran. Il passaggio da Teheran all’Avana non è casuale. Non è andata come voleva in Medio Oriente e ora ritenta la fortuna su Cuba, cercando di spostare i riflettori sull’isola. Secondo i Dem Usa, Trump vorrebbe “rivendicare una vittoria, almeno simbolica, dopo la disfatta iraniana”. Anche solo per calcolo elettorale. “Contiamo su molti e straordinari cubano-statunitensi. Praticamente tutti hanno votato per me e sono stati trattati in maniera terribile”, ha osservato Trump definendo il governo cubano “un regime molto oppressivo”. E non è un caso che proprio i cubani statunitensi siano protagonisti di un recente sondaggio del Miami Herald, secondo cui il 79% di loro “sostiene un intervento militare” Usa nell’Isola e il 70% ritiene che “i negoziati con l’Avana non porteranno da nessuna parte”.