In Italia i lavoratori tendono a rimanere sempre nella stessa azienda. È anche per questo che i salari sono bassi. Bisogna quindi ridurre i costi della mobilità e aumentare i benefici del passaggio verso le imprese migliori, che pagano stipendi più alti.

Tutta la vita in una sola azienda

In molti paesi il modo più efficace per ottenere un aumento di stipendio è cambiare azienda. In Italia succede troppo poco ed è anche per questo che i salari ristagnano.

In mercati del lavoro ben funzionanti una quota rilevante della crescita salariale non deriva dagli aumenti ottenuti restando nella stessa azienda, ma dal salto verso imprese più produttive e che quindi possono permettersi salari migliori – la job ladder, letteralmente la “scala lavorativa”, di Burdett (1978). L’evidenza è eloquente: per esempio, negli Stati Uniti, Shambaugh, Nunn e Liu documentano che la crescita salariale mediana annua per chi rimane nella stessa azienda è prossima allo zero, sale al 3,7 per cento per chi cambia lavoro restando nello stesso stato e arriva all’8 per cento per chi si sposta geograficamente. L’importanza della mobilità lavorativa per la crescita salariale è mostrata anche nel caso italiano in un recente studio di Bloise e Colcerasa.