Lo scorso aprile, due petizioni che chiedono al governo laburista di Keir Starmer di tagliare ogni rapporto con l’azienda di analisi dei dati Palantir Technologies sono arrivate sulle scrivanie di Whitehall, sede della maggior parte dei ministeri del governo del Regno Unito. Le firme raccolte sono state oltre le 200mila. Uno dei documenti era espressamente indirizzato a Wes Streeting, segretario di stato per la Salute – il nostro ministro della Sanità, per intenderci – a cui si chiedeva di sospendere nell’immediato un accordo da 330 milioni di sterline (quasi 380 milioni di euro) per la gestione dei dati sanitari di milioni di pazienti britannici firmato stipulato tra l’azienda azienda statunitense con l’Nhs, il sistema sanitario nazionale. Per mesi, il grido No Palantir in our Nhs è stata una delle grane più intricate da gestire per il governo Starmer.Oggi il futuro del primo ministro sembra appeso a un filo, ancor di più dopo le dimissioni dello stesso Streeting, fra i più fervidi oppositori interni a Starmer e, secondo molti, nella rosa dei possibili successori in caso di dimissioni del premier. Dopo le ossa rotte dalle ultime elezioni locali e una crisi di popolarità senza fine, un’altra notizia relativa al tanto controverso accordo con Palantir arriva ad aggravare la situazione: un’anticipazione del Financial Times ha reso noto che Nhs England, la branca inglese del sistema sanitario d’oltremanica, avrebbe accordato a Palantir e ad altri soggetti “contractor” non meglio specificati esterni “accesso illimitato” ai dati dei pazienti inseriti National data integration tenant (Ndit), pietra angolare della Federated data platform (Fdp), il grande database nazionale che l’accordo con l’azienda fondata da Peter Thiel si proponeva di rendere efficiente. Nonché il luogo digitale in cui i dati clinici degli inglesi sono caricati prima di essere anonimizzati ed gestiti secondo le norme sulla privacy degli utenti.In poche ore, prima l’ex primo ministro laburista Jeremy Corbyn – che a Starmer fa una lotta spietata da quando si è insediato a Downing Street – e poi Amnesty international UK sono intervenuto per condannare “questa seria minaccia al nostro diritto alla privacy”. Un’ulteriore gatta da pelare per Starmer, ma non l’unica se si parla di Palantir, che sta penetrando sempre di più nella gestione dello stato britannico.Anche il nuovo segretario alla Salute nominato da Starmer James Murray eredita un dossier scomodo e profondamente impopolare. Nel primo messaggio dopo la nomina, ha affermato di voler continuare il “brillante lavoro fatto da Streeting in una missione così cruciale per il paese”, come quella della ristrutturazione dell'Nhs di cui il progetto dell'Fdp è parte. Dunque la posizione di Palantir non sembra in discussione a Westminster, come non sembra esserlo quel “fortino di segretezza” riportato da numerose testare britanniche intorno ai briefing di governo sull'accordo con Palantir.Come Palantir avrebbe aggirato le leggi sulla privacy dei pazientiL’Ndit è una piattaforma digitale che costituisce la porta d’ingresso a un grande processo di efficientamento che il Regno Unito sta cercando di compiere nell’ambito della gestione dei dati sanitari. È il luogo in cui i dati clinici vengono inizialmente raccolti prima di essere sottoposti ai processi di pseudonimizzazione e distribuzione verso gli strumenti analitici della piattaforma, al fine di elaborare report e monitorare l’andamento del servizio sanitario.Ciò che ha fatto rizzare le antenne a molti osservatori riguarda un improvviso cambio nell’architettura originaria del progetto. Originariamente, la distinzione tra l’accesso ai dati identificabili dei pazienti e quelli pseudonimizzati, che forniscono cioè solo informazioni operative rendendo impossibile risalire all’identità, era un punto cardine.In poche parole, Palantir e le altre società impiegate per mettere a punto la Fdp, non avrebbero potuto accedere all’identità di coloro di cui gestivano le informazioni cliniche. Ma l' “accesso illimitato” che l’Nhs avrebbe ora accordato al Palantir e ai suoi contractor racconterebbe uno sviluppo inatteso.Una possibilità che, secondo molti, violerebbe il Data protection act del 2018, la legge che regolamenta il trattamento dei dati nel Regno Unito. Un’altra critica mossa dal deputato liberaldemocratico Martin Wrigley in Parlamento riguarda un possibile lock-in tecnologico, ovvero una condizione di dipendenza, che l’Nhs inglese svilupperebbe con Palantir: “L’attuale contratto fornisce un servizio in abbonamento che non lascia alcun risultato dopo la fine della sottoscrizione: nessun software, nessun miglioramento e nessuna proprietà intellettuale dopo una spesa superiore a 330 milioni di sterline”.Per ora, il ministero della Salute, ricordando che quasi 170 trust su 200 avrebbero già aderito al progetto, ha risposto sottolineando che tutti gli accessi ai dati sono soggetti a sistemi di verifica, controlli di sicurezza e autorizzazioni formali, e ha aggiunto che la governance dei dati resta sotto controllo pubblico e conforme alla normativa vigente sulla protezione dei dati sanitari. Ma in molti nelle ultime ore stanno chiedendo maggior chiarezza per capire in quali mani andranno a finire i dati dei cittadini britannici.L’accordo con l’Nhs a cui si oppongono anche i camici bianchiLa notizia data dal Financial Times aggiunge un pezzo cruciale ad un controversia che dura da alcuni anni. Nel 2023, l’allora primo ministro conservatore di Rishi Sunak, aveva assegnato a Palantir un contratto da oltre 180 milioni di sterline – con un aumento dei costi stimato oggi fino a 330 milioni – per sviluppare la Fdp, che avrebbe dovuto rivoluzionare la gestione dei dati di Nhs England, la branca inglese dell’Nhs.La Fpd è una piattaforma informatica concepita per integrare e rendere interoperabili tra loro i dati clinici provenienti da tutte le strutture sanitarie presenti sul territorio. Prima di questo progetto, il sistema britannico si configurava come segmentato e basato sui grandi fondi, che gestiscono ospedali principali, centri diagnostici, medici di base, pronti soccorso e liste d’attesa.Dal punto di vista della gestione informatica, l’assetto “tradizionale” aveva mostrato dei limiti soprattutto durante la pandemia da Covid-19, durante la quale la condivisione e la gestione di dati provenienti da più realtà era divenuta complessa, lenta e poco efficiente. In quell’occasione, Palantir aveva iniziato a collaborare con l’Nhs, per coordinare logistica e capacità ospedaliera in un sistema sotto pressione. E, sempre in quell’occasione, complice la crescente crisi del sistema sanitario, prese corpo l’idea della Fdp che, secondo gli obiettivi dichiarati, dovrebbe permettere di prevedere liste d’attesa, allocare risorse, coordinare cure oncologiche e creare, in prospettiva, una sorta di registro sanitario nazionale per ogni paziente.Sia il governo Rishi Sunak (durato fino a ottobre 2022) che quello di Starmer oggi hanno portato avanti il progetto. Di recente il segretario Streeting ha preso le distanze dalle posizioni politiche fortemente filotrumpiane e a sostegno di Israele del fondatore di Palantir e dal suo amministratore delegato Alex Karp – definite “alquanto abominevoli” –, ma ha continuato a difendere la necessità della Fdp ritenuta “vitale per il futuro dell’Nhs”.Questo, nonostante anche molti addetti al settore siano apparsi contrari. Il British Medical Journal ha messo in luce le tante polemiche negli ospedali sulle linee guida inviate a tutti gli ospedali del Nhs England, che sarebbero stati obbligati a utilizzare i “prodotti” di Palantir. Linee guida che non possono essere rese obbligatorie, ma che con un sistema sempre più centralizzato rischiano di tagliare fuori chi non le segue e dunque ostacolare il servizio di cura che impatta inevitabilmente sui pazienti. Anche la ong Medact, attiva nell'ambito della giustizia sanitaria, ha evidenziato criticità riguardo alla “natura proprietaria” degli algoritmi che guidano Palantir e le possibili “implicazioni per la sovranità dei dati”, ritenuti più esposti al rischio di ingerenze esterne.Le tante controversie su Palantir, onnipresente nella governance digitale del Regno UnitoPalantir è ormai il caso più controverso che spiega l'intreccio tra big tech, sicurezza e potere politico. Negli Stati Uniti l’azienda è stata criticata per la collaborazione con l’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione accusata di pratiche repressive contro i migranti responsabile della morte di Renée Good e Alex Pretti, entrambi cittadini statunitensi, a Minneapolis.Non c'è alcun mistero sulla prossimità ideologica, che si traduce in sostegno economico e politico, tra Trump e Thiel, che come gli altri magnati delle big tech ha finanziato la creazione di una nuova sala da ballo all'interno della Casa Bianca costata oltre 300 milioni di dollari. Un sostegno che si estende anche a Israele e continuato durante la guerra a Gaza, che ha alimentato accuse di complicità tecnologica nelle operazioni militari nei Territori palestinesi (occupati e non).Negli anni Palantir ha costruito nel Regno Unito un rapporto sempre più stretto con governi di ogni colore politico – da Boris Johnson a Rishi Sunak, fino a Keir Starmer – consolidando una presenza strutturale nelle infrastrutture digitali pubbliche. Diverse inchieste giornalistiche e analisi dei database di procurement hanno contato almeno 34 contratti tra l’azienda e lo Stato britannico, tra sanità, difesa, polizia e amministrazioni locali, per un valore stimato di centinaia di milioni di sterline. Oltre al mega-contratto del Nhs per la gestione dei dati sanitari, sono in piedi accordi con il ministero della Difesa e i progetti pilota con le forze di polizia britanniche, oltre a collaborazioni con le forze di polizia in alcune parti del Paese, Londra compresa. Una presenza che ha acceso anche proteste pubbliche e contestazioni accademiche: a Cambridge, non molto tempo fa, gruppi studenteschi e attivisti hanno denunciato la presenza di Peter Thiel, ospite dell'università, mentre stava tenendo una delle sue conferenze sull’“anticristo tecnologico”, arrivate poi anche in Italia.