Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
10 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 13:23
Il lungo flirt tra il governo britannico e le grandi aziende tecnologiche americane dà segni di crisi. Dopo anni di stretta collaborazione, dal ruolo chiave di Palantir durante la pandemia di Covid fino alle partnership sull’intelligenza artificiale al centro dei piani di rilancio dell’economia, da Londra arrivano segnali di insofferenza per la dipendenza dai Big Tech Usa nella gestione di dati sensibili e delle infrastrutture critiche del paese.
La scorsa settimana la presidente della commissione parlamentare per scienza, innovazione e tecnologia, Chi Onwurah, ha respinto con durezza le affermazioni di Louis Mosley, vice presidente esecutivo di Palantir nel Regno Unito, secondo cui le critiche al contratto da 330 milioni di sterline con l’NHS England, il sistema sanitario inglese, sarebbero motivate unicamente da ragioni “ideologiche”. Negli stessi giorni, come rivelato dal Financial Times, diversi ministri hanno chiesto in modalità riservata pareri legali su come attivare la clausola di uscita (break clause) prevista nel contratto, che potrebbe consentirne la conclusione anticipata prima della revisione formale del 2027. In discussione, la convenienza rispetto ai costi; il rischio di sfruttamento dei dati; la fiducia dei pazienti e le controverse attività dell’azienda nei settori della sorveglianza e della difesa.








