I valichi alpini somigliano sempre più a un percorso a ostacoli per le merci italiane dirette in Europa. Colpa di frane, blocchi, cantieri, chiusure prolungate per lavori di manutenzione (traforo del Monte Bianco) e divieti ai transiti dei veicoli pesanti imposti da altri governi (vedi l’Austria con il Brennero). La ridotta permeabilità dei valichi alpini aumenta seriamente il rischio di isolare l’Italia dal resto d’Europa, nostro principale partner commerciale. L’allarme risuona al Transpotec Logitec, la rassegna del trasporto merci e della logistica in corso di svolgimento alla Fiera di Milano. Al centro dell’attenzione, uno studio di Uniontrasporti (società che fa capo al sistema delle Camere di commercio) che misura l’impatto di chiusure, limitazioni e ritardi infrastrutturali dei valichi alpini. «Tutti questi ostacoli ai valichi creano rallentamenti che danneggiano l’economia e penalizzano la competitività delle esportazioni italiane», dice Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti e coordinatore dello studio.

C’è un dato che colpisce. A partire dal 2023 si sono verificati eventi negativi in serie che hanno causato blocchi prolungati ai valichi alpini: la chiusura del Fréjus per una frana (agosto 2023); il deragliamento di un treno merci nel tunnel Gottardo che ha diviso l’Europa in due (agosto 2023); le chiusure di tre mesi l’anno per manutenzione del tunnel del Monte Bianco; i lavori al ponte Lueg nel tratto austriaco dell’autostrada del Brennero, che si aggiungono ai divieti alla circolazione imposti dal governo di Vienna. Tutto questo ha prodotto un costo enorme per l’economia italiana, che Uniontrasporti stima per l’anno 2025 in circa 1,5 miliardi di euro, di cui quasi il 90% riconducibile a costi operativi (aumento dei tempi e delle distanze percorse). Nel caso del Brennero, le limitazioni al transito (divieti notturni, settoriali e contingentamenti) imposte in via unilaterale dal Tirolo e contro cui l’Italia ha presentato un ricorso alla Corte di giustizia europea (la sentenza è attesa entro fine anno) comportano per le sole imprese italiane una perdita economica stimabile in 370 milioni di euro l’anno. Nota Fontanili: «Oggi i valichi sono percepiti come una barriera, non per cause naturali ma per cause infrastrutturali e politiche». In questo scenario di emergenza, il trasporto su strada è certamente più resiliente della modalità ferroviaria, che tende a perdere traffico in caso di chiusure. Ma anche la strada soffre e i colli di bottiglia lungo l’asse del Brennero lo dimostrano ampiamente.