Non sarà sufficiente decidere cosa fare, bensì andrà valutato attentamente quando e in che modo: i tempi di reazione saranno decisivi: pianificazione e posizionamento diventano elementi “essenziali” nell’economia complessiva del ragionamento, anche perché trattasi di “shock globale” e di una crisi che “incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo”
Non chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo, ma condividere con il Parlamento, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del governo per la pace. Il ministro degli esteri Antonio Tajani lo spiega subito, sin dall’inizio dell’audizione assieme al collega Guido Crosetto dinanzi alle commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e del Senato. Una mattinata in cui se da un lato i titolari di esteri e difesa hanno disteso auspici e progettualità della strategia governativa sulla crisi in Iran, dall’altro non sono mancati momenti di strumentalizzazione politica, come quando Tajani è stato più volte interrotto da un esponente dell’opposizione a cui ha replicato duramente.
Impegno e condizioni
Il sunto della lunga audizione può essere circoscritto su due direttrici di marcia: l’impegno italiano, in un quadro di coalizione internazionale, potrà essere tale solo dopo il cessate il fuoco, per questa ragione il governo sta predisponendo “due unità cacciamine” in maniera precauzionale.











