Un bambino emozionato, con cappello, paraorecchie, giacca, cravatta e cappotto, avanza sulla pista di un aeroporto americano accanto alla sua mamma, una cinquantenne che non ha ancora smesso di sperare e che adesso, diretta verso Los Angeles, immagina che finalmente possa arrivare la grande occasione, un ingaggio in una pellicola importante, magari accanto a una delle grandi star del momento. Dopo aver trasmesso a eserciti di spettatori del mondo una gioia di vivere infantile, un entusiasmo deciso a non spegnersi, John Travolta finalmente racconta il suo sogno, la sua passione profonda, quel desiderio di volare che non lo ha mai abbandonato e che forse ha contribuito a fargli metabolizzare i drammi della vita, la morte del figlio Jett, a 16 anni, nel 2009, durante una vacanza alle Bahamas, in seguito a una caduta dovuta a una crisi epilettica, e poi quella della moglie Kelly Preston, scomparsa nel 2020 a causa di un cancro. Di Jett, solo dopo la sua fine, si è saputo che era autistico e soffriva della sindrome di Kawasaki, una condizione che i genitori avevano scelto di non rendere pubblica. Insomma, riguardando la galleria dei ruoli interpretati, proposta nel filmato con cui il divo è stato accolto ieri al Festival, nella sala Debussy stracolma di spettatori, si ha per la prima volta l’impressione che dietro il Travolta amato e venerato dai fan, ce ne sia sempre stato un altro, sensibile, ferito, fragile come il ragazzino descritto in Volo notturno a Los Angeles, il film che ha scritto, diretto e prodotto: «È molto personale – ha spiegato alla platea in visibilio –, non avrei mai immaginato che sarebbe stato proiettato qui, al Festival di Cannes. Quando l’ho saputo, mi sono messo a piangere come un bambino».
Cannes, John Travolta vola alto
L’attore all’esordio da regista “atterra” sulla Croisette con la figlia pilotando il suo aereo e a sorpresa riceve la Palma d’onore: «Per me un riconoscimento …










