Dopo vent’anni dalla cessione di Wind, venduta tra il 2005 e il 2007 all’imprenditore egiziano Naguib Sawiris, Enel si prepara a tornare nel mercato della telefonia mobile.

Eventuali nostalgici del passato da multiutility dovranno però darsi pace; il modello industriale che ha in mente Flavio Cattaneo, appena confermato nel ruolo di amministratore delegato del gruppo, è molto diverso da quello che tra la fine degli anni ‘90 e i primi 2000 portò Franco Tatò a creare la joint venture Wind con France Télécom e Deutsche Telekom e poi ad acquisire Infostrada.

La nuova strategia di Enel nelle telecomunicazioni si avvicina semmai a quella di gruppi come Poste Italiane o Plenitude: allargare l’offerta oltre i confini del core business, aggiungendo servizi per fidelizzare i clienti e acquisirne di nuovi tra luce, gas, connettività e telefonia mobile.

Nessun ritorno di fiamma per la stagione da operatore telefonico puro, insomma, che per una singolare coincidenza fu chiusa da Paolo Scaroni, all’epoca amministratore delegato di Enel e oggi al secondo mandato come presidente.

Il suo «missione compiuta», esclamato dopo l’accordo raggiunto con Sawiris, resta l’ epitaffio inscalfibile di quell’epoca.