Il clamoroso dietrofront americano15 maggio 2026 • 20:00Concluso il summit, il presidente completa la sua genuflessione: «Non faremo 15mila chilometri per una guerra su Taipei». In cambio ha avuto solo briciole: accordi su soia e manzo e vaghe promesse d’aiuto sull’Iran (non confermate da Pechino)SHANGHAI – Donald Trump, il presidente che dava alla Cina dell’untore globale ai tempi del Covid e che considerava Pechino l’avversario principale dell’America first, ora assicura che la Cina è meravigliosa. Tanto meravigliosa da piegarsi ai diktat del Dragone senza quel minimo velo diplomatico che di solito governa le giravolte geopolitiche. «Non voglio che qualcuno dichiari l’indipendenza e che gli Usa debbano percorrere 15mila chilometri per andare in guerra», ha detto il presidente americanoPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Michelangelo CoccoAnalista politico del Centro studi sulla Cina Contemporanea. Ex corrispondente da Pechino per il quotidiano il manifesto, è autore di Una Cina "perfetta" - La Nuova era del PCC tra ideologia e controllo sociale (Carocci editore, 2020) e Xi, Xi, Xi - Il XX Congresso del Partito comunista e la Cina nel mondo post-pandemia (Carocci editore, 2022). Vive tra l'Italia e la Repubblica popolare cinese.