Tra tutti i premi che ha ricevuto la dottoressa Andriani, il più bello è stato quello di un ragazzo della Tanzania. L’aveva operato anni fa di una complicata estrofìa vescicale, una malformazione uro-genitale che avrebbe condannato l’adolescente, oltre a una vita d’inferno, anche a non avere rapporti né tantomeno figli. Invece, una volta guarito, il ragazzo si è sposato e ha avuto una bambina. Non solo: l’ha chiamata Grazia, in omaggio all’“angelo del bisturi” che gli ha ridonato una vita normale.

Quando lo racconta, a Grazia Andriani vengono i lucciconi agli occhi. E sì che ne ha viste di tutti i colori, nella sua lunga carriera di chirurga pediatrica all’ospedale civile di Pescara, dove abita. Mai però quante ne ha viste dopo, in Africa e nel Centro-America.

Dopo essere andata in pensione nel 2014, riceve una telefonata dal direttore della sua banca. «Un’anziana signora, Ada Manes, aveva lasciato incarico all’istituto di credito di gestire il suo patrimonio, una volta che avesse lasciato questo mondo. Non aveva eredi, così aveva espresso la volontà che fosse speso in opere di bene a favore dei poveri e dei più deboli», racconta la dottoressa con gli occhi che sorridono. «E cosa c’è di più povero, e di più debole, dei bambini del Terzo e Quarto Mondo, che non hanno niente? Neanche accesso alle più elementari cure mediche, che qui diamo per scontate?».