Il credito sta tradendo l’Europa. «Due tendenze stanno deviando i finanziamenti lontano dalle imprese dell’area dell’euro». Mentre l’economia continentale cerca faticosamente la ripresa, il sistema finanziario guarda oltreoceano. Un deflusso strutturale mina la trasmissione della politica monetaria, prosciugando le risorse destinate all’economia reale a vantaggio dei mercati statunitensi. La diagnosi della Banca centrale europea (Bce) non lascia spazio a dubbi sulle cause della frenata in corso. «I flussi transfrontalieri attraverso le istituzioni finanziarie non bancarie pesano sulla ripresa del finanziamento alle imprese durante il ciclo di allentamento della Bce», avvertono gli economisti. La tendenza, rilevata in un nuovo studio dell’istituto di Francoforte, evidenzia come il canale del credito sia diventato un imbuto che sposta la ricchezza europea verso Wall Street e i centri offshore.

l’allarme

La morsa del Medio Oriente sull’eurozona. Il monito della Bce: “Servono riforme urgenti”

Fabrizio Goria 15 Maggio 2026

Le istituzioni finanziarie non bancarie, note con l’acronimo inglese Nbfi (Non-banking financial institutions), stanno ridisegnando le mappe del rischio e del rendimento globale a discapito del Vecchio Continente. Fondi di investimento e compagnie di assicurazione giocano un ruolo vitale nel finanziare le aziende attraverso i mercati azionari e obbligazionari. Negli ultimi anni, il portafoglio titoli delle Nbfi dell’area euro è cresciuto in misura marcata, passando dai circa 11 mila miliardi di euro di inizio 2018 ai 17 mila miliardi di fine 2025. I fondi di investimento rappresentano circa il sessanta per cento del totale, ma la composizione di questi portafogli si è allontanata dagli asset europei in tempi recenti. Il richiamo di Wall Street si è rivelato irresistibile, guidato dalle performance eccezionali delle azioni statunitensi, in particolare nel settore tecnologico, che ne hanno innalzato il valore relativo rispetto alle partecipazioni europee.