di

Walter Riolfi

Ad aprile quasi il 70% dei grandi investitori si diceva terrorizzato per le conseguenze delle politiche economiche di Donald Trump su crescita e inflazione. Oggi quella percentuale è ridotta al 33%

«Gli Stati Uniti rallentano mentre l’Europa accelera», scrivono gli analisti di Columbia TI, citando una «inversione di tendenza» nell’economia del Vecchio continente «in grado di assorbire anche l’impatto di tariffe al 15%». Secondo loro, l’Europa sarebbe «una destinazione sempre più interessante per gli investitori». Anche lo strategist di Goldman Sachs cita un «miglioramento delle economie europee nel 2026-2027», grazie ai generosi stimoli fiscali in Germania, e per questo ha alzato gli obiettivi dell’indice Stoxx a 560 punti per dicembre e a 580 fra 12 mesi: un rialzo implicito del 5%, modesto, ma pur sempre superiore a quello stimato per l’S&P500 (+4%). E pure l’austera S&P Global non lesina parole lusinghiere per noi, mentre l’americana T. Rowe sostiene che la Bce ha creato «un ambiente di tassi giusti per un’economia europea più ciclica».

Wall Street e le altre, perché le Borse continuano a salire dopo i dazi (ed è una vittoria di Trump)di Walter Riolfi