Mutilazioni, gambe aperte come trofei di caccia e colpi di chiodi ai genitali: quegli scatti da sottoporre ai nuovi gazawi
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Facciamo un gioco, piccolo, crudele: prima di salire sul palco e pronunciare il «Palestina libera» d’ordinanza, prima di agitare la bandiera sacra tra l’applauso della congrega e la smorfia da rivoluzionari sovvenzionati, i sedicenti artisti militanti si impongano una lettura preliminare: «Silenced no more», il nuovo rapporto sulle atrocità del 7 ottobre commesse da uomini arrivati dalla Striscia di Gaza, civili gazawi compresi, contro giovani colpevoli soltanto di ballare sotto un palco come quello da cui i nostri baluardi si ergono in posa.
Concedano un quarto di una loro preziosa ora per inserire la punta del naso in quella pornografia del sadismo. Leggano di una ragazza del Nova Festival, a terra, violentata, poi uccisa, poi violentata di nuovo da morta. Delle mutilazioni, delle ustioni, delle gambe aperte come trofei di caccia, dei colpi e dei chiodi ai genitali. Di una donna bruciata, senza biancheria, spalancata. Di un’altra massacrata da almeno otto ceffi. Di un ragazzo violentato in gruppo mentre gli aggressori ridevano. E poi di tutto ciò che qui non è concesso riferire.






