Il ruolo di Laura Barbaini: "Risoluta contro Stasi, rifiutò tutte le ipotesi alternative"
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C'è anche uno scontro frontale tra magistrati, dentro le carte della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Sono magistrati che si conoscono bene tra di loro, che hanno condiviso per anni gli stessi uffici e gli stessi corridoi. E che sulla colpevolezza di Alberto Stasi o di Andrea Sempio ora si spaccano e si rinfacciano accuse pesanti. Che nel mirino della nuova gestione della Procura di Pavia ci sia l'ex capo dello stesso ufficio, Mario Venditti, è noto da oltre un anno, quando il procuratore Fabio Napoleone trasmise ai colleghi di Brescia le carte per accusare Venditti di corruzione. Ora negli atti conclusivi dell'indagine su Sempio a venire presa di mira è un inquirente storico della Procura milanese: Laura Barbaini, per decenni nella trincea del pool antimafia, poi in Procura generale: dove riaprì l'inchiesta che portò alla condanna di Stasi, dopo due assoluzioni, come assassino di Chiara Poggi. Napoleone e il suo vice Stefano Civardi si guardano bene dall'accusare di corruzione una icona come la Barbaini. Ma hanno scavato a lungo intorno a lei, e ora la accusano esplicitamente di avere agito in questi anni in alleanza di fatto con la difesa di Sempio e soprattutto con i legali della famiglia Poggi, risolutamente increduli di fronte a qualunque ipotesi di pista altenativa: per loro, e per la Barbaini, il colpevole è Stasi.Colpisce la quantità di energie che la Procura di Pavia ha speso per "incastrare" la Barbaini come responsabile della fuga di notizie che portò la difesa di Sempio a acquisire illecitamente la copia dell'esposto dei difensori di Stasi, alla base della nuova indagine, poi arrivato al generale Luciano Garofano, consulente del nuovo indagato. Hanno esaminato tutte le copie del'esposto, hanno escluso che venisse dalla difesa di Stasi perchè mancano il timbro di deposito e l'assegnazione alla Barbaini del fascicolo da parte del suo capo; che c'è nelle copie depositate a Brescia e Pavia, dove però manca un post it che compare nella copia arrivata a Garofano. E invece il post c'è nel fascicolo della Procura generale milanese. Conclusione: l'unica copia compatibile con l'esemplare arrivato a Garofano è quella della Barbaini. La grafia del post it, sottolinea l'informativa dei carabinieri, è d'altronde assai simile alla scrittura di un altro appunto a mano nel fascicolo della Barbaini. Perchè la dottoressa avrebbe fatto arrivare il documento ancora segreto ai legali di Sempio?












