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Il vertice è costruito intorno alle priorità economiche americane

Sostenere che il vero vincitore dell'incontro tra Xi Jinping e Donald Trump sia il presidente degli Stati Uniti può sembrare parziale e prematuro, ma vi sono almeno cinque elementi che rendono questa interpretazione tutt'altro che incoerente.

Il primo riguarda il fatto che il vertice abbia avuto luogo nei termini desiderati da Washington. Negli ultimi tempi, la leadership cinese aveva irrigidito la propria postura, trasmettendo l'immagine di una Cina non più disposta a negoziare sotto pressione. Eppure Pechino ha accettato un incontro ad altissimo profilo mentre gli Stati Uniti mantenevano dazi e restrizioni tecnologiche. L'agenda è stata inoltre costruita attorno alle priorità americane: Iran, terre rare e stabilizzazione commerciale, e non attorno a quelle cinesi: Taiwan, riduzione delle restrizioni tecnologiche e riconoscimento come interlocutore paritario permanente. Questo significa che, almeno implicitamente, Pechino riconosce di non poter sostenere una fase prolungata di deterioramento dei rapporti con Washington.