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L'uomo più potente della terra non è Donald Trump, né tantomeno Vladimir Putin ma è decisamente Xi Jinping

Palmiro Togliatti, il "migliore", stalinista anche se colto e intelligente, definì "scimmie urlanti", gli intellettuali italiani ed europei che cominciarono, dopo l'invasione dell'Ungheria del '56, a riflettere sulla brutalità del comunismo. A rischio di subire censure, bisognerebbe domandarsi di fronte alle immagini di Pechino e alla triade Xi Jinping, Kim Jong-un, Vladimir Vladimirovic Putin, quanta di quella brutalità sia rimasta nel loro DNA, tenuto conto anche che in quella foto due su tre si definiscono apertamente comunisti.

Il comunismo, nella sua accezione storica novecentesca, è stato dichiarato morto con la caduta del muro di Berlino nel 1989, la conseguente dissoluzione dell'Urss e del Patto di Varsavia. Invece, il comunismo asiatico, figlio del giacobinismo francese, è sopravvissuto in Cina, Corea del Nord, Vietnam, realizzando un ibrido con l'economia di mercato.