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Xi Jinping starebbe ridefinendo le regole del potere in Cina, lasciando posti vacanti nel Politburo per testare lealtà e consolidare il controllo personale sulla leadership
Nelle ultime settimane si sono verificati alcuni eventi particolarmente rilevanti per la Cina. Al di là del vertice APEC andato in scena a Seoul e del vis a vis tra Xi Jinping e Donald Trump, vale la pena tornare a ottobre e accendere i riflettori sul quarto plenum del Partito Comunista Cinese, ossia un importante incontro politico interno che ha coinvolto la leadership del Paese asiatico. Dopo un anno di epurazioni e sanzioni disciplinari che hanno toccato alti e altissimi funzionari, in molti si aspettavano che Xi sfruttasse l'occasione per ripristinare un senso di ordine. Certo, il Plenum ha colmato i posti vacanti nel Comitato Centrale del PCC, un organo rilevante nell'organigramma istituzionale cinese, ma non è stato fatto altrettanto per il Politburo. L'allontanamento del generale He Weidong da quest'ultimo, infatti, non è stato rimpiazzato da alcun sostituto lasciando un posto vacante in seno al vertice decisionale del Partito. Il messaggio di Xi è chiaro: lo status politico dei membri di rilievo e le nuove nomine non sono più automaticamente collegati.






