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C'è un giudice in Occidente dunque. Questa la lezione che lo Stato di diritto americano dà a Francesca Albanese e ai suoi compagni

C'è un giudice negli Usa. "È una bellissima notizia la decisione del giudice federale di Washington" ha esultato Angelo Bonelli dei Verdi. "C'è voluto un tribunale Usa" ha scritto il suo gemello in Avs, Nicola Fratoianni. "È servito un tribunale statunitense" notava Alessandro Di Battista, raffinato tuttologo ospite fisso nei salotti tv. "Una boccata d'ossigeno" per Laura Boldrini la notizia arrivata ieri: la sospensione delle sanzioni americane nei confronti di Francesca Albanese, misure decise un anno fa dalla Casa Bianca come "punizione" per la sua campagna contro quella la relatrice Onu ha definito "l'economia del genocidio".

C'è un giudice negli Usa, la morale per ora è questa. In attesa della sentenza definitiva un giudice ha stabilito, in via provvisoria, che quelle misure trumpiane, fortemente restrittive, violano i diritti garantiti dal Primo Emendamento.