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È stata ribaltata la posizione accusatoria nei confronti di Albanese, che ringrazia: “Insieme siamo Uno”

Il giudice distrettuale Richard Leon ha emesso un’ordinanza di sospensione delle sanzioni pecuniarie e restrittive imposte dall'amministrazione Trump nei confronti di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati. Il provvedimento giudiziario si fonda sulla rilevata violazione della libertà di espressione, principio garantito dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

La decisione del tribunale federale evidenzia come le misure adottate nel luglio 2025 non fossero correlate a illeciti amministrativi o penali, bensì configurassero una ritorsione diretta contro le posizioni critiche espresse dalla funzionaria Onu in merito alle operazioni militari israeliane nella striscia di Gaza. Secondo il giudice Leon, l'azione del governo ha colpito Albanese per il contenuto delle sue dichiarazioni pubbliche, ipotizzando che, qualora la Relatrice avesse manifestato opinioni conformi alla linea politica di Washington, ad esempio opponendosi alle indagini della Corte Penale Internazionale, non sarebbe stata oggetto di sanzioni. Il giudice, inoltre, ha riconosciuto che Albanese, pur vivendo al di fuori dei confini degli Stati Uniti, mantiene con gli Usa un legame sufficiente per poter invocare la tutela costituzionale. A proporre la contestazione delle sanzioni in tribunale è stato il marito Massimiliano Calì a nome di tutta la famiglia. Nei mesi scorsi Albanese ha lamentato l’impossibilità di accesso ai risparmi, ai pagamenti e ai servizi finanziari, con conseguente limitazioni gravi nella sua vita.