Una diagnosi di tumore pesa non solo in termini strettamente medici, ma anche finanziari e logistici. E i percorsi di cura e le misure a sostegno dei pazienti oncologici non ne tengono ancora abbastanza in considerazione. A riaccendere i riflettori sul problema della tossicità finanziaria e sulle difficoltà legate all’adesione a visite e terapie dovute a problemi logistici, soprattutto per le persone più fragili, sono gli esperti riuniti a Velletri per il 43° Congresso nazionale di Andos, l’Associazione nazionale donne operate al seno. Focus del meeting (intitolato “L’importanza della prossimità nella presa in carico della fragilità, vulnerabilità e deprivazione”), oltra alla tossicità finanziaria e la qualità delle cure, sono le reti oncologiche, gli screening, la qualità delle cure, e i Patient Reported Outcome (Pro).

La tossicità finanziaria

Circa un paziente su tre, ricordano dal congresso, dichiara che la situazione finanziaria incide sulla possibilità di ricevere cure mediche, e il 35% riferisce perdite economiche a causa della malattia. Secondo alcune stime, farmaci e visite specialistiche private costano ogni anno, per il tumore al seno, circa 1600 euro. “Tra i fattori che incidono maggiormente figurano gli spostamenti necessari per raggiungere i centri oncologici, soprattutto quando le cure si protraggono nel tempo - spiega Francesco Perrone, Presidente Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) – Per molte famiglie questi costi diventano un peso significativo e si aggiungono alle difficoltà legate alla malattia. In questo contesto le reti oncologiche assumono un ruolo strategico, perché permettono di costruire percorsi più vicini ai pazienti, più omogenei sul territorio e più sostenibili anche dal punto di vista sociale ed economico. Ridurre le distanze significa infatti migliorare l’accessibilità delle cure e limitare le disuguaglianze”.