Ammalarsi di cancro non significa affrontare soltanto la paura, le terapie e i cambiamenti imposti dalla malattia. Per molti pazienti vuol dire anche fare i conti con una spesa continua, silenziosa, spesso logorante, che si aggiunge al peso fisico ed emotivo del percorso di cura. È quella che gli esperti chiamano “tossicità finanziaria”: un effetto collaterale poco visibile, ma capace di incidere profondamente sulla qualità della vita. Il tema è stato trattato da Massimo Di Maio, professore di Oncologia Medica presso il Dipartimento di Oncologia Medica dell’Università di Torino, direttore dell’Oncologia Medica 1U dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e presidente di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), nel suo intervento al Master di II livello in Etica Medica, Deontologia, Politica ed Economia Sanitaria (MEDPoS) dell’Università di Torino, organizzato dall’Ordine dei Medici di Torino.
Che cos’è la tossicità finanziaria
Ticket, farmaci, visite, esami di controllo, spostamenti, terapie di supporto e, non di rado, prestazioni svolte nel privato per aggirare i lunghi tempi di attesa del pubblico: sono tutte voci che possono trasformare la malattia oncologica in un problema anche economico. Questo insieme di costi diretti e indiretti prende il nome di “tossicità finanziaria”. Non si tratta soltanto di un disagio materiale. Quando le spese aumentano e le risorse si riducono, il rischio è che a peggiorare non sia solo il bilancio familiare, ma anche il benessere complessivo della persona. Nei casi più difficili, si può arrivare a fare debiti, vendere beni o perfino interrompere le cure.






